giovedì 31 luglio 2014

L'Oltremondo. Trance sciamanica e altri viaggi

Lo sciamanesimo è originariamente legato alle culture dei popoli cacciatori-raccoglitori; è diffuso quasi ovunque nel mondo, dall'Australia alle Americhe, con caratteristiche comuni. Probabilmente anche le grandi civiltà hanno attraversato nel lontano passato una fase «sciamanica», superandola durante la trasformazione in società stanziali organizzate.
La vita dei cacciatori-raccoglitori è basata su un'economia di sussistenza, sulla predizione e sul rapporto diretto con la natura. Nella visione del mondo di queste società sono gli spiriti ultraterreni a determinare la sorte e gli avvenimenti terreni; ogni problema relativo a salute, riproduzione e sussistenza può quindi essere risolto solo da qualcuno che abbia la capacità e i mezzi per entrare in contatto con tali spiriti, affrontando un «viaggio» ultraterreno nel loro mondo.

Viaggio o possessione?
Secondo Eliade lo sciamano è proprio colui che controlla gli spiriti e che, attraverso il viaggio, visita l’Oltremondo. Al contrario, la possessione consente agli spiriti di entrare nel nostro mondo per controllare gli esseri umani. È comunque molto difficile individuare una netta differenza tra possessione e pratiche sciamaniche: anche se lo sciamano domina gli spiriti, essi spesso parlano per bocca sua, danzano con il suo corpo e, in molte tradizioni, lo trasformano addirittura in animale.
Non si può diventare sciamani per scelta o attraverso un rito di iniziazione; sono gli spiriti a «chiamare» il futuro sciamano, sconvolgendo la sua vita e minando la sua integrità psico-fisica. Rifiutare la chiamata è tuttavia molto pericoloso e potrebbe condurre il chiamato alla follia e alla morte.
Lo sciamano è un tramite tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Il viaggio sciamanico è un viaggio onirico nell'Oltremondo che lo sciamano compie con varie modalità. Le fasi caratteristiche del viaggio sono:
1) la trance, cioè uno stato psichico alterato – raggiunto in alcuni casi per mezzo di allucinogeni – che dura per tutta la durata del "viaggio";
2) la metamorfosi, cioè la trasformazione onirica dello sciamano nell'animale che lo protegge e da cui deriva il proprio potere;
3) il combattimento contro gli spiriti o contro altri sciamani;
4) Il ritorno nel nostro mondo con la soluzione del problema.
Lo sciamano possiede facoltà innate o trasmesse e, durante la trance, è un ponte fra le energie spirituali e quelle terrene, un canale della volontà divina e delle forze della natura. Durante l'estasi egli perde la propria personalità e diventa temporaneamente l'«altro»; una forza (che può essere intesa sia come impersonale, sia come spirito o come demone) si impadronisce di lui e gli consente di influire sulla vita dei compagni.
Sciamana filippina raggiunge la trance  attraverso  meditazione e preghiera

Benché spesso nelle società di caccia e raccolta gli sciamani siano di sesso maschile, esistono numerosi esempi di sciamanesimo femminile, in misura maggiore nelle società sedentarie, soprattutto agricole e contadine. Molte caratteristiche dello sciamanesimo possono appartenere sia agli uomini sia alle donne: sciamani di entrambi i sessi suonano tamburi, intonano canti rituali e compiono guarigioni; in alcune società (La tribù Huichol del Messico, ad esempio) gli uomini sono per la maggior parte guaritori e ritualisti e le donne artiste; essi operano insieme lungo sentieri paralleli e spesso mariti e mogli seguono l’apprendistato per lo stesso periodo di anni e si aiutano a vicenda. Tra gli Araucani del Cile, in Corea – e un tempo in Cina, in Giappone e in India – gli sciamani sono donne.
In realtà lo sciamanesimo opera nel regno del femminino. Gli sciamani pregano la Madre degli Animali o la Madre di tutte le cose, la Madre Oscura, la Nonna della Crescita, la Dea della Morte o qualche altra manifestazione divina femminile in quanto potere oscuro, magico e guaritore.

Diffusione dello sciamanesimo 

Esistono diverse teorie per spiegare la diffusione quasi globale dello sciamanesimo, le principali sono:

  1. La cosiddetta teoria diffusionista, ipotizza che il fenomeno, nato presso un popolo, si sia diffuso da un popolo all'altro, da un luogo all'altro.
  2. La teoria della derivazione da una fonte comune, ipotizza cioè che ogni popolazione abbia attinto alla stessa fonte.
  3. La cosiddetta teoria strutturalista, ipotizza che il fenomeno sia sorto contemporaneamente in vari luoghi e presso varie popolazioni perché innato nella struttura mentale umana.
Per quanto riguarda eventuali percorsi geografici di tale diffusione, lo sciamanesimo siberiano è considerato dagli studiosi il meno contaminato da altre culture. I cacciatori-raccoglitori del paleolitico utilizzarono lo Stretto di Bering, spesso ghiacciato, per penetrare dall'Asia settentrionale nel continente americano, mentre 53.000 anni prima della nostra era essi giunsero fino in Australia dal sud-est dell'Asia; gli attuali aborigeni sono i loro diretti discendenti.

C'è trance e trance
La parola trance deriva dal latino transire, «passare, transitare». La dissociazione è uno stato tipico della trance e, in questa accezione, indica particolari alterazioni dell’esperienza fenomenica o stati di alterazione di coscienza caratterizzati dal senso di scollegamento, mancata integrazione e connessione con se stessi o con l’ambiente esterno e con ciò che in esso accade.
Durante la trance avvengono tipiche e importanti modificazioni dello stato di coscienza, di sensazioni, percezioni, attenzione, memoria, pensiero, emozioni e di vari parametri fisiologici. La trance può essere spontanea o indotta. Vengono riconosciuti alcuni tipi di trance.

1. Trance ipnotica

Composition di J.Pollock.  che spesso dipingeva in uno stato di trance
È indotta dall'ipnotista con speciali tecniche e modalità verbali e provoca modificazioni psicofisiche. Soggetti molto allenati sono in grado di autoindurre la trance (autoipnosi). La trance ipnotica procede seguendo alcuni livelli di intensità: a) stadio oniroide (torpore, rilassamento, immagini mentali); b) trance leggera (catalessi delle palpebre, immobilità corporea, pesantezza); c) trance media (levitazione, catalessi, movimenti rotatori delle braccia, anestesia e analgesia parziali, allucinazioni semplici); d) trance profonda (amnesia postipnotica, anestesia e analgesia generalizzate, comandi postipnotici, regressione d'età); e) trance sonnambolica (trance a occhi aperti, allucinazioni sonnamboliche, amnesia al risveglio, anche per le suggestioni post-ipnotiche che possono scattare molto tempo dopo).
Caratteristica costante della trance ipnotica è la scissione tra mente cosciente che contempla ciò che le accade e mente subconscia che dirige gli automatismi motori, le alterazioni sensoriali, le modificazioni delle funzioni mnestiche e percettive. Il soggetto modifica lo schema corporeo e risponde agli stimoli esterni e interni in maniera completamente diversa da quella usuale.
N.B. La catalessi è una condizione fisiologica prodotta dalla tonicità bilanciata dei muscoli agonisti e antagonisti; è proprio questo equilibrio tra l'azione dei due tipi di muscolo a consentire al soggetto in trance di rimanere immobile a lungo e senza fatica.

2. Trance estatica e medianica
Negli ultimi anni sono state condotte ricerche accurate anche in ambiti un tempo ritenuti non scientifici, come quello mistico e quello parapsicologico. Studi rigorosi condotti per lungo tempo sui parametri fisiologici e psicologici dei veggenti di Medjugorie hanno portato a definire la trance estatica caratterizzata in particolare dall'isolamento delle vie sensitive dall'ambiente esterno e dalla loro integrità durante tutto il processo estatico. 

i veggenti di Medjugorie sul Podbrdo con Padre Slavko
Il fenomeno può essere descritto come un intenso stato di preghiera separato dal mondo esterno, e di comunicazione coerente e sana con una persona distinta che solo i veggenti vedono, odono e possono toccare. Anche lo studio della trance medianica ha dato risultati interessanti evidenziando durante la trance condizioni di veglia attenta e di attenzione chiaramente focalizzata ad occhi aperti.

3. trance sciamanica
Sciamano sami con il suo tamburo


È raggiungibile mediante suoni a bassa frequenza prodotti soprattutto da tamburi e sonagli, e provoca fenomeni allucinatori anche in situazioni di scarsa profondità. 
È probabile che, in tali condizioni psicofisiche, il cervello produca spontaneamente alcune sostanze allucinogene endogene, trasfor- mando così le percezioni interne in una specie di vissuto onirico. 



4. Trance psicopatologica
È definibile come uno stato involontario di trance che abbia le seguenti caratteristiche:
1) nella comunità socio-culturale del soggetto non si ritenuta una pratica culturale o religiosa «normale»;
2) provochi un disagio clinicamente significativo o una menomazione funzionale.

Ulteriori informazioni sull'argomento in:



giovedì 17 luglio 2014

Vita da Sami

La mia prima lettura ad ampio raggio di questa estate è stato il romanzo di Olivier Truc L'ultimo lappone, che ho recensito come al solito su LN-LibriNuovi.
È un poliziesco insolito, che si svolge nell'estremo Nord nel territorio abitato in gran maggioranza dal popolo Sami, che noi chiamiamo impropriamente Lappone. È stata una lettura suggestiva e piena di sorprese che mi ha spinto a documentarmi sulla storia, la cultura e la situazione socio-politica di questo popolo. Ecco il frutto delle mie ricerche.

I Sami – impropriamente chiamati Lapponi – sono una popolazione indigena di circa 75.000 persone, stanziata nella parte settentrionale della Fennoscandia (Fenno-Scandinavia), cioè la regione comprendente la Penisola scandinava, la Finlandia, la Penisola di Kola e la Carelia. Il territorio dei Sami, denominato Sápmi, si estende dalla penisola di Kola fino alla Norvegia centrale includendo anche le regioni più settentrionali della Finlandia e della Svezia. Esso è diviso dalle frontiere di quattro stati: Norvegia (40.000 sami), Svezia (20.000), Finlandia (7.000) e Russia (2.000).
Territorio Sapmi

Sebbene i Sami non siano costituiti in uno stato indipendente, possiedono un organo rappresentativo, il Sámediggi (parlamento Sami) che risiede nella capitale Karasjok, un bandiera e, dal 1986, un inno. Dal 1956 è attivo il  Saami council,  una organizzazione volontaria non governativa con membri in Finlandia, Russia, Norvegia e Svezia e lo scopo primario di promuovere i diritti e gli interessi dei Sami.
Kautokeino (il maggiore comune norvegese, che si trova nella contea di Finnmark) è, però, il luogo dove l'85% della popolazione ha come lingua madre il sami.

Le tre lingue Sami principali (settentrionale, Inari e Skolt) appartengono al gruppo linguistico ugro-finnico della famiglia uralica, diffusa nell'Europa settentrionale e nell'Asia nordorientale e sono imparentate con il finlandese e l’estone. Da esse, a partire dal XVII sec. e soprattutto nel Novecento, si è sviluppata una decina di varianti scritte. La letteratura sami un tempo era esclusivamente orale. Attualmente molte poesie e canti joik sono stati tradotti e pubblicati.

Nella Fennoscandia vivono popolazioni scandinave, sami, finlandesi e russe; il rapporto fra i Sami e le altre etnie è complesso e spesso conflittuale, legato alle tradizioni sami e alle loro principali occupazioni tradizionali, tutte collegate all'allevamento delle renne.


Un tempo i Sami erano principalmente allevatori di renne, pescatori e cacciatori nomadi. Il Sapmi è particolarmente inospitale, sia per le temperature invernali terribilmente rigide sia per l'assenza totale di luce solare durante uno o due mesi ogni anno. I Sami abitavano in capanne coniche trasportabili chiamate kota, o in tende di pelli di renna chiamate lavvu. Il mezzo di trasporto tradizionale era la slitta trainata dalle renne e, almeno dal 1500 a.C, gli sci.

Della renna, tra i Sami non si buttava niente: le pelli e il cuoio servivano per gli abiti e per le dimore, la carne e il latte (una vera bomba calorica) per l'alimentazione – midollo osseo e brodo di cottura compresi – e le corna per realizzare strumenti e utensili.

Qui per conoscere ricette sami ed eventualmente cucinare un pranzetto tradizionale.

I Sami sono un popolo indigeno e non una minoranza; chiaramente i Sami sono anche una minoranza all'interno dei vari stati in cui vivono, per esempio in Svezia, dove sono pochi rispetto alla maggioranza della popolazione svedese. Tuttavia, il diritto internazionale fa una distinzione rilevante tra le minoranze da un lato, e le popolazioni indigene dall'altro, che può essere riassunta così: i popoli indigeni, a differenza delle minoranze, hanno un legame strettissimo con le loro tradizionali aree d’origine. La definizione si attaglia perfettamente ai Sami, i cui tradizionali mezzi di sussistenza (allevamento delle renne, caccia e pesca), l'antico credo sciamanico e quello attuale, prevalentemente sincretista, sono direttamente collegati alla terra e alle zone d'acqua che i Sami abitano e utilizzano da tempo immemorabile.


Gumpi sami in territorio svedese
Purtroppo è tuttora impossibile stabilire da quanto tempo i Sami siano stanziali sul loro territorio: nonostante una cultura millenaria, l'assenza di memorie storiche scritte li rende un popolo potenzialmente perdente nell’ottenere il riconoscimento dei loro diritti.

I conflitti principali dei Sami sono contro i proprietari terrieri, una guerra che viene combattuta in tutti i territori polari, indipendentemente dai confini nazionali. I Sami sono soprattutto pastori e possedere territori di pascolo è fondamentale; una delle loro maggiori difficoltà è quella di impedire sconfinamenti (le greggi dei vari pastori competono fra loro per il cibo e per lo spazio), tanto che ogni allevatore distingue le proprie renne attraverso un marchio complesso apposto su entrambe le orecchie con minime differenze. L'unico modo per dichiarare «morta» una renna persa (ed eventualmente essere rimborsati dalle assicurazioni o dallo stato) è quello di poterne esibire le orecchie.

Il divieto di pascolare le renne in certe aree mina alla base la possibilità degli animali di sopravvivere all'inverno rigidissimo, quando gli animali vivono e si nutrono nelle aree boschive ricche di licheni che crescono sugli alberi. Il divieto decreterebbe la fine della sussistenza e dell’economia di questo popolo millenario.


Mungitura di una renna nel XIX sec. - da Wikipedia
Il mondo dei sami era molto chiuso. Gli allevatori erano una casta a parte, in cima alla piramide. L'aristocrazia. Erano grandi famiglie, che facevano il bello e il cattivo tempo […] Più in basso c'erano i giovani che avevano scelto di continuare gli studi. Erano piuttosto rari, il fenomeno era  recente […] Infine,  alla base della piramide, c'erano battaglioni di persone qualunque che non sapevano più se considerarsi sami, svedesi, norvegesi o finlandesi e che cercavano di sopravvivere con gli scarti del mondo dell'allevamento. i decaduti.                                 
 [Olivier Truc, L'ultimo lappone].  
La modernità entra prepotentemente nella vita degli allevatori Sami, separandoli in due gruppi: da una parte i pochi come Aslak, – uno dei protagonisti del romanzo di Truc – che scelgono di continuare a vivere in maniera tradizionale, abitando in una tenda sami,  o in un gumpi, spostandosi esclusivamente sugli sci, affidandosi al sapere tradizionale e alla profonda consonanza con la Natura imparata dagli antenati; dall'altra, la stragrande maggioranza dei pastori, che si adeguano considerando il «progresso» come un alleato che offre motoslitte per spostarsi senza rischiare il congelamento, e rifugi moderni, come i nuovi gumpi alimentati da gruppi elettrogeni.
da http://www.agamatour.it

Di recente, i conten- ziosi sul «pascolo delle renne» nello Härjedalen, una delle sei contee svedesi più popolate di Sami, sono stati risolti da un tribunale svedese; al termine di un iter processuale durato 18 anni, 40 proprietari terrieri sono stati condannati al pagamento di 190.000 € di spese processuali. Benché sconfitti, essi hanno però ottenuto un compromesso che stabilisce che i Sami rispondano dei danni che gli animali possono provocare alle colture. Il capo della comunità Sami si è dichiarato soddisfatto e si è augurato che questo sia l’inizio di una collaborazione tra due realtà così diverse, cosicché «le nuove generazioni possano assicurare una continuità con l’impegno dei loro padri, per il bene delle collettività e della natura che le circondano». La vicenda è quindi finita bene, ma sulla sentenza ha pesato il timore di un intervento dell'Onu contro la violazione dei diritti dei popoli indigeni.

Il legame tra Sami e renne resta fortissimo: in Svezia come nelle nazioni circostanti molti di loro sono morti insieme alle renne dopo il disastro di Cernobyl (26 aprile 1986);  attualmente ci sono ancora vittime di quelle contaminazioni.



Qui un  video  sulla vita dei Sami offerto da National Geographic.


Storia di una conversione forzata


tamburo sciamanico sami 

La religione tradizionale sami è lo sciamanesimo, tipico delle società animiste non alfabetizzate e imperniato intorno alla figura dello sciamano.

Tra le antiche divinità principali vi sono la Madre-Terra che governa le nascite e il Dio del tuono. I Sami credono all'esistenza di un'anima che, al momento del trapasso, si stacca dal corpo.

Uno dei temi presentati dal romanzo è quello degli attriti religiosi – oggi a basso voltaggio – tra i fautori delle antiche credenze animiste e i cristiani. Nei secoli passati si trattò di un vero e proprio conflitto teso all'assimilazione culturale dei Sami e alla cancellazione del loro modo di vita.

Le spedizioni missionarie per convertire i Sami al Cristianesimo cominciarono in particolare a partire dal XIII sec. e toccarono il loro apice nel XVI sec. come conseguenza della diffusione del Luteranesimo in Scandinavia. Mentre i coloni avanzavano – e con la scoperta di ricchi giacimenti minerari in Svezia – intere comunità sami vennero ridotte in schiavitù e obbligate dalle autorità ecclesiastiche ad abbandonare le pratiche religiose «pagane».
Nonostante i cambiamenti connessi ai nuovi modelli di insediamento, i Sami norvegesi mantennero le loro abitudini di vita semi-nomadi; questa resistenza, fra l'altro,  fa di loro un popolo e non una semplice minoranza etnica.

Nel 1716 nacque in Norvegia il Seminarium Lapponicum con i compiti di cristianizzare i Sami e di fornire loro un'istruzione scolastica, insegnando le Scritture in lingua sami. Questa iniziativa fallì per l'opposizione della maggioranza ecclesiastica, convinta che i Sami dovessero abbandonare i valori tradizionali, specialmente quelli legati ai riti pagani. Così iniziarono la ricerca, il sequestro e il rogo degli oggetti simbolici relativi alle antiche credenze (e talvolta anche dello sciamano che li possedeva), in particolare dei tamburi rituali, i runebomme, il cui uso da parte del noaide (sciamano) rappresentava il fulcro dei riti. Proprio con il tentativo violento di sequestrare un tamburo sacro inizia L'ultimo lappone, il romanzo di Olivier Truc.

La colonizzazione del territorio sapmi ricorda quella che investì il Nord America. Anche i Sami vennero considerati selvaggi da civilizzare a forza e da convertire. Le loro terre migliori, furono prese dai coloni, agricoltori o nuovi allevatori di renne. Anche i Sami, come gli Amerindi, furono piegati dalle malattie portate dai bianchi e dall'alcol: per ottenerlo si indebitarono con i mercanti scandinavi o russi, fino a perdere le greggi che garantivano la loro sopravvivenza. Popolo tradizionalmente mite, i Sami non si difesero attivamente come invece fecero gli indiani d'America.

La svolta giunse a metà del XIX sec. con la predicazione di Lars Levi Laestadius (1800-1861), un pastore luterano svedese di origine sami che fondò il læstadianesimo, il maggiore movimento religioso luterano revivalista dei paesi nordici. Laestadiadius conosceva il valore della trance sciamanica e anche per questo proibiva l'uso dell'alcol – che poteva indurla. Questo  precetto, per quanto diretto contro la religione animista dei  Sami garanti la salvezza a molti di loro: liberandosi dalla schiavitù dell'alcol essi si affrancarono da quella imposta dai mercanti.

Nel territorio Sami è attualmente particolarmente attivo il laestadianesimo conservatore, praticato dalla Chiesa luterana laestadiana (oltre che dai Firstborn Laestadianism attivi in nord America e dalla Apostolic Lutheran Church of America.

 

La dottrina di Laestadius


L'insegnamento centrale del Laestadianesimo conservatore è la remissione dei peccati: lo Spirito Santo entra in una persona permettendole di rinascere. Secondo la dottrina, Dio perdona tutti i peccati quando essi sono stati perdonati. La fede è considerata un dono di Dio, come opposto a qualcosa ottenibile con la ragione o altri mezzi. I fedeli credono che Dio abbia dato il dono della fede a ogni neonato del mondo. Il battesimo viene visto come patto tra Dio e ogni umano. Un umano caduto dalla grazia del battesimo può riavere il dono della fede attraverso il pentimento, che include la penitenza per i peccati commessi, la fede nella bibbia e nel vangelo come assoluzione dei peccati (come insegnò Lutero) e la comunione che rafforza la fede del credente. Il regno di Dio può essere scoperto sulla terra in accordo con gli insegnamenti di Gesù. Spesso i laestadiani conservatori hanno grandi famiglie perché considerano la contraccezione un peccato. Essi non possiedono la televisione in casa a causa dei programmi offensivi e peccaminosi. Non consumano alcol non sentono musica pop. Lo zelo missionario dei laestadiani e le conseguenti ingerenze nella vita privata dei fedeli e dei possibili convertiti è evidente in alcuni episodi del romanzo. Tutti i predicatori sono uomini.


Il processo di colonizzazione, l'imposizione di nuove abitudini, l'esproprio forzato dei terreni da pascolo, l'abbrutimento dovuto all'acol e, finalmente, l'acquisita consapevolezza dell'identità sami prima grazie al laestadianesimo, poi grazie alla sedizione contro le autorità svedesi e norvegesi è stata rappresentato nel film del 2008 «La rivolta di Kautokeino» del regista Nils Gaup che narra la ribellione, proprio a Kautokeino,dove si svolge il romanzo di Truc, di un gruppo di sami nel 1852, contro il mercante locale e il suo alleato pastore luterano. La ribellione fu sedata dalla forza pubblica con l'arresto di molti sami che moriranno in prigionia e la condanna alla decapitazione dei due capi della rivolta.

Nel discorso tenuto nel 1997 in occasione dell’apertura ufficiale del Sámediggi re Harald V di Svezia dichiarò:  «Lo Stato norvegese è stato fondato sul territorio di due popoli – quello sami e quello norvegese. La storia sami è strettamente intrecciata con quella norvegese. Oggi, vogliamo esprimere il nostro rammarico a nome dello Stato per le ingiustizie commesse contro il popolo sami attraverso la dura politica di norvegesizzazione»

Per ulteriori informazioni su lingua, cultura, religione e colonizzazione dei Sami cliccate

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Qui invece troverete fotografie e ulteriori notizie di prima mano in un blog di grandi viaggiatori


Nelle prossime puntate:

L'Oltremondo. Trance sciamanica e altri viaggi
La parola a Olivier Truc: Traduzione dell'intervista di Sofy Peugnez, libraia, a Olivier Truc