sabato 1 febbraio 2014

le storie nelle storie: una lettura di stagione

Alcuni mesi fa ho acquistato un romanzo noir di Anne Perry che mi aveva incuriosito sia per il titolo, Il fiume mortale, sia per l'ambientazione. La storia, infatti, si svolge nella Londra vittoriana che già conosciamo grazie a un gran numero di romanzi, film, graphic novel e videogiochi ma,  diversamente dal solito, i personaggi non percorrono le ormai consuete vie nebbiose, illuminate dai lampioni a gas, bensì le acque del Tamigi e le fogne maleodoranti della capitale. La vicenda, poi, è ben inquadrata in anni molto particolari della storia urbanistica di Londra, che segnarono cambiamenti profondi con risvolti economici, sociali, politici e culturali.
Ma cominciamo questa «storia nella storia» dall'inizio.

Londra vista dal basso
Fino alla seconda metà dell'Ottocento a Londra lo smaltimento dei rifiuti e delle acque fognarie costituì un vero problema. Mentre gli antichi Romani risolvevano il problema nella maniera efficace e funzionale che ben sappiamo, dopo il crollo dell'Impero per molti secoli i rifiuti solidi e liquidi e  gli escrementi umani vennero gettati direttamente nel Tamigi oppure sulla strada – uomini e donne, anche di status sociale elevato utilizzavano i vicoli per fare, all'occorrenza, i loro bisogni – e quindi trascinati nel fiume dalla pioggia.
È del 1290 la prima segnalazione storica delle conseguenze di questo sistema malaccorto di eliminazione: i Carmelitani inviarono in Parlamento un'interpellanza lamentandosi dei miasmi che, risalendo dal Tamigi, riuscivano a coprire l'odore dell'incenso acceso in chiesa. Le attività di una commissione cittadina, riunita nel 1427 per migliorare l'aria londinese, si risolsero in un esempio di corruzione e inefficienza.
A inizio Ottocento il quadro della situazione fognaria londinese era sconsolante: nella capitale esistevano circa 200.000 pozzi neri che non venivano praticamente mai spurgati, perché l'elevato costo dello svuotamento gravava completamente sul singolo cittadino. Proprio in quegli anni cominciò a diffondersi l'uso delle sciacquone, aumentando così il volume di acqua e di rifiuti gettati nei pozzi neri, rendendo l'aria più irrespirabile e soprattutto facendo straripare le conduttore nelle strade, dove già venivano scaraventati gli scarichi di macelli e fabbriche… e tutto quanto finiva nel Tamigi. 
Infine, nel 1815 venne autorizzato lo scarico della rete fognaria direttamente nel fiume.
Purtroppo, oltre che essere lo sbocco dell'intero sistema fognario di Londra, il Tamigi era anche il naturale fornitore di acqua della capitale... Nulla di strano, quindi, nel fatto che Londra venisse colpita da una serie di epidemie di colera e febbre tifoide.
All'epoca, il colera – diffuso in Inghilterra fin dal 1832 – era ancora una patologia con cause ignote, anche se si propendeva per la teoria miasmatica, secondo la quale la malattia si sarebbe diffusa per via aerea. In verità Filippo Pacini scoprì il Vibrio cholerae nel 1854, ma la comunità scientifica aspettò altri trent'anni, fino alla sua riscoperta da parte di Robert Koch, per prenderne atto. 
 A causa del doppio ruolo del Tamigi, a Londra le vittime del colera furono percentualmente quasi quattro volte più numerose che nel resto del paese.

La Grande Puzza
Nel 1858 a Londra si verificò un evento ricordato come «Grande Puzza» (Great Stink). L'estate fu insolitamente calda e la portata dell'asta del Tamigi (il fiume e i suoi numerosi affluenti) si ridusse notevolmente, tanto che a luglio il fiume conteneva poca acqua sulla quale galleggiava letteralmente di tutto: escrementi, carogne, frattaglie dei macelli, scarti delle fabbriche e cibo andato a male. Secondo la descrizione di Benjamin Disraeli, Cancelliere dello Scacchiere, il Tamigi era «una puzzolente pozza stigia di ineffabile e insopportabile orrore». 
 
vignetta satirica del Punch (18 June 1859): Padre Tamigi invita i londinesi a bagnarsi nelle sue acque puzzolenti
La Puzza si diffuse ovunque: alla Camera dei Comuni si cercava di tenerla a bada con tende imbevute di cloruro di calcio, il Parlamento e il Palazzo di Giustizia furono evacuati in altre cittadine a monte del fiume. Finalmente, nel primo autunno, giunse la pioggia a diluire tutta quella porcheria. La Camera dei Comuni istituì un nuovo Comitato che, fedele alla teoria dei miasmi, decise di ampliare la rete fognaria seguendo un costoso progetto del famoso ingegnere vittoriano Joseph Bazalgette (l'indagine narrata da Anne Perry parte proprio da alcune gravi irregolarità riscontrate durante i lavori di scavo).
Grazie all'opera di Bazalgette, involontariamente e partendo da una teoria sbagliata, il Comitato riuscì a sbloccare la situazione rendendo la rete idrica di approvvigionamento non più contaminata. Lo si potrebbe definire un caso di serendipità.
Nel 1886 una nuova epidemia di colera infuriò soprattutto nell'East End ma si scoprì che le acque inquinatissime del fiume Lea contaminavano i serbatoi dell'acquedotto. E finalmente, pur continuando a ignorare l'esistenza del vibrione, venne dimostrata una volta per tutte l'origine idrica delle epidemie di colera.
L'attenzione finalmente dedicata al sistema fognario della capitale portò alla luce del sole una serie di lavori connessi alla manutenzione e allo sfruttamento delle fogne e svolti, manco a dirlo, dai ceti sociali più bassi. Il romanzo dedica molta attenzione a queste attività, facendo di alcuni di questi lavoratori dei veri comprimari.
Vediamoli da vicino.

Campare là sotto
I Toshers, ovvero gli estirpatori, scavavano nelle fogne per recuperare oggetti di valore. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, oggi quest'attività non è affatto caduta in disuso: nelle nostre estesissime aree metropolitane, New York per fare un esempio, molti sopravvivono dedicandosi al Mongo (un termine slang americano che potremmo tradurre «monnezza»). Come Guido Viale ricorda nel suo bel volume La civiltà del riuso, tra i tanti recuperatori di risorse finite nelle fogne esistono i «cacciatori di tesori», tosher che inseguono gioielli e oggetti preziosi. Ai tempi della Grande Puzza il lavoro di tosher era praticamente ereditario: intere famiglie vi si dedicavano, e i loro membri spesso sviluppavano una immunità alle malattie provocate dalle acque contaminate. I toshers più giovani venivano definiti Mudlark (allodole del fango).
Scuff, uno dei personaggi della Perry, è una sorta di mudlark, campa raccattando «tesori» nelle fogne o chiedendo l'elemosina nei quartieri a ridosso del Tamigi e ogni tanto incrocia la strada di Monk, il poliziotto protagonista della storia, dandogli qualche dritta, più per magnanimità che per convenienza. Perry lo descrive così:

Dimostrava all'incirca nove anni, per quanto fosse possibile vedere il suo volto attraverso la sporcizia. Indossava una giacca lunga e strani scarponi, ma perlomeno non camminava a piedi nudi sulla pietra ghiacciata.[...] Come faceva un monello come Scuff – così magro da essere ridotto soltanto pelle e ossa – a sopravvivere?

Altri frequentatori delle fogne erano i Nightsoils che producevano concime raccogliendo sterco, soprattutto ma non solo canino, dalle case e dalle fattorie fuori Londra. Da un documento dell'epoca risulta che almeno 300 londinesi svolgessero a tempo pieno quest'attività. Con l'espansione della capitale, però, le fattorie diminuirono e divennero sempre più lontane, quindi il prezzo del letame cominciò ad aumentare. Il colpo finale a questo genere di lavoro fu la crescente importazione di guano dal Sud America, negli ultimi decenni del XIX secolo. Tolti di mezzo i nightsoils, aumentarono enormemente  i rifiuti che colavano lungo le strade, giungendo fino al Tamigi.
I Flushermen («dilavatori») erano impiegati comunali addetti al lavaggio dei rifiuti e di tutto ciò che avrebbe potuto bloccare il flusso di acqua nel nuovo sistema fognario. Indossavano pesanti cappotti , grandi stivali di pelle alti fino alla coscia e cappelli a tesa larga.
I Rat-catchers ("acchiapparatti") erano assunti dal Comune per catturare i ratti che vivevano nel sistema fognario sotterraneo, prevenendo così le epidemie. Veri professionisti, talvolta aiutati da un cane, gli acchiapparatti erano malpagati ma fondamentali, ed erano depositari di conoscenze tramandate di generazione in generazione sulla struttura della Londra sotterranea. Sutton, uno dei primi personaggi a scorgere il pericolo di intervenire sul sistema fognario con i nuovi potenti macchinari è un acchiapparatti molto esperto e va e viene dalle fogne insieme al suo cagnolino Snoot:
Sutton è un uomo smilzo, non molto più alto di Hester, la intraprendente moglie di Monk, alla quale comunica i propri timori su ciò che avviene nel sottosuolo:

Ci sono sorgenti e corsi d'acqua dappertutto. Londra è quasi interamente costruita sull'argilla (gli strati di argilla sono impermeabili e quindi impediscono all'acqua di scendere in profondità, così l'acqua piovana resta sotto la superficie [N.d.R.]) […] l'ho saputo da mio padre. Era un accattone, uno dei migliori. Conosceva tutti i fiumi sotto la città, da Battersea a Greenwich, e anche la maggior parte dei pozzi […] Non intendo quelli da cui tiriamo fuori l'acqua […] Intendo quelli che sono chiusi e che non conosce nessuno. […] ci sono centinaia di manovali impegnati a scavare. Ce ne sono da anni, tra una galleria e l'altra per le fognature, le strade, i treni […] è un lavoro duro e pericoloso e ci sono sempre stati incidenti. Fa parte della vita. Ma le cose sono peggiorate da quando sono iniziati i nuovi scavi e tutti cercano di guadagnarci. […] Stanno usando dei macchinari sempre più grandi e lavorano sempre più velocemente a causa della fretta (come accade anche oggi, le ditte appaltatrici dovevano rispettare stretti tempi di consegna [N.d.R.]), e non si prendono la briga di scoprire dove si trovano tutti i corsi d'acqua. … […] Gli ingegneri ci sapranno anche fare con tutti i tipi di macchinari e di progetti, ma ignorano cosa c'è laggiù che serpeggia e gocciola, nascosto da centinaia di anni.

The rat-catcher and his dogs - Thomas Woodward, 1824

Per salvare Londra
Il progetto di Joseph Bazalgette prevedeva la costruzione di 134 km di collettori principali in mattoni nei quali sarebbero stati canalizzati i reflui provenienti da intercettare 1.800 km di fognature stradali. Gli scarichi vennero poi deviati nel Tamigi, a valle di Londra. Bazalgette sovrastimò volutamente le necessità del tempo: per calcolare il diametro dei tubi collettori sotterranei considerò il massimo livello raggiungibile dalla popolazione e tenne in conto per ogni londinese il massimo quantitativo di liquami producibile, i calcolò il diametro teorico e lo raddoppiò, per tener conto di eventuali imprevisti. Se non avesse raddoppiato il diametro, negli anni Sessanta del Novecento il sistema fognario sarebbe entrato in crisi, invece funziona benissimo tuttora: oggi i londinesi nuotano nel Tamigi e possono pescarvi molti pesci, trote comprese. 
Come Anne Perry ci racconta in Fiume mortale, grazie all'ammodernamento delle fogne, come a numerose altre «grandi opere»,  la vita politica ed economica della capitale inglese venne attraversata da un enorme flusso di denaro che portò con sé corruzione, concussione, risparmi ignobili sulle materie prime utilizzate per la costruzione e quindi pericoli per i lavoratori e per gli abitanti dei quartieri interessati. 
L'Italia degli ultimi decenni, insomma, non ha inventato niente. 
«Territori separati, assegnati alla miseria»
Friedrich Engels
Così Engels definì i quartieri abitati dagli operai, dai contadini inurbati, dal sottoproletariato delle città vittoriane. 
Definizionr perfetta per le zone più degradate dell'East End londinese della seconda metà dell'Ottocento: un'area situata ad est della City e a nord del Tamigi. l'East End è sempre stato un agglomerato di quartieri poveri, punto d'arrivo di immigrati giunti da ogni parte d'Europa, nel quale si è sviluppata nel tempo un'urbanistica misera e disordinata. Dell'East End facevano (e fanno tuttora) parte quartieri come Whitechapel, Mile End, Bethnal Green, Hackney, Bow e Poplar, Wapping, Aldgate, Limehouse, Shadwell e Stepney.
Whitechapel è proprio il cuore dell'East End ed è simmetrica, rispetto alla City con cui confina, al West End, la vasta area elegante verso cui negli ultimi due secoli si è spostato il centro di Londra e il cui cuore è Westminster.
Dal punto di vista urbanistico l'East End era costituito da vicoli larghi come corridoi, piccoli e sporchi, che formavano una fitta rete di collegamenti tra gli edifici e le strade. Per accedere a un'abitazione si doveva prima percorrere alcuni cunicoli aperti a chiunque, che finivano spesso in bui cortili interni. La gente che viveva a Whitechapel campava di espedienti, spesso non possedeva un’abitazione vera e propria e talvolta nemmeno i soldi per affittare una camera e perfino un letto per la notte. Le porte di stanze e abitazioni non venivano chiuse a chiave e chiunque poteva entrare da una parte ed uscire all’altro capo del quartiere passando inosservato, come dimostrò Jack The Ripper una ventina di anni dopo la Grande Puzza. 
 
White Chapel acquaforte 1850
Di giorno nei cunicoli avveniva ogni genere di transazioni, soprattutto illegali, dallo scambio di refurtiva alla compravendita di alimenti rubati, Di notte diventavano il luogo di lavoro di numerosissime prostitute, ragazze delle campagne intorno a Londra che non erano riuscite a trovare o a tenersi un lavoro, mogli fuggite alle angherie dei mariti, vedove senza risorse ecc.
In epoca vittoriana vennero effettuate grandi ristrutturazioni urbanistiche: Il vecchio centro cittadino con i suoi slum venne in parte eliminato con le grandi opere edilizie di Trafalgar Square, l’apertura di New Oxford Street, l’anello di strade tra Charing Cross Road, Shaftesbury Avenue e Victoria Street. Le zone più eleganti di Londra divennero così il West End, Oxford Street e Knightsbridge.
Nonostante questo e la ricostruzione del sistema fognario cittadino, la situazione sanitaria dell'East End non migliorò. La sua vicinanza al cuore della città era una sorta di spina nel fianco dell'Amministrazione di Londra, sia per la criminalità che vi regnava, sia per il potenziale di rivolta sociale insito nella miseria in cui viveva la sua popolazione.

Chi era questa gente?
Alle origini dell'East End ci fu una serie di piccoli insediamenti lungo il Tamigi, circondati da boschi e campi. Questi villaggi garantivano assistenza alle navi da carico mercantili e alla Marina Reale. Questa fu l'origine dei Docks di Londra e della Pool of London, l'area portuale che si sviluppò accanto alle industrie già esistenti.
Il flusso migratorio iniziò nel Seicento e non è mai cessato: prima arrivarono gli Ugonotti francesi, poi gli irlandesi e gli ebrei e, nel Novecento, le popolazioni del Bengala indiano e dell'odierno Bangladesh. Lo sviluppo demografico arrivò in particolare nell'Ottocento. 
Ai tempi della prima rivoluzione industriale arrivarono dalle campagne ragazze che cercavano lavoro come cameriere, cucitrici, operaie. La meccanizzazione degli impianti delle fabbriche provocò disoccupazione ovunque e sfruttamento bieco di donne e bambini come manodopera sottopagata. La loro settimana lavorativa era di circa 70 ore. Le ore giornaliere da otto a quattordici. Per i bambini la scuola era un miraggio: anche il loro salario bassissimo era provvidenziale per queste famiglie. 
 
Charles Booth
Grande valore di testimonianza e di denuncia ebbero, quindi – negli anni Ottanta dell'Ottocento – gli studi statistici di Charles Booth, armatore e scrittore socialmente impegnato. Booth iniziò la propria indagine nel 1886, dopo un'insurrezione delle classi più povere di Londra e lavorò incrociando due tipi differenti di dati: quelli derivati da interviste dirette dei cittadini effettuate da un team di ricercatori e e quelli ottenuti consultando i registri ufficiali istituiti con il Compulsory Education Act del 1877 per raccogliere informazioni sulle famiglie dei bambini più poveri.
Per rappresentare i dati ottenuti i ricercatori utilizzarono due indicatori: uno qualitativo, il «disagio da condizioni di occupazione» e uno quantitativo, il «disagio da reddito». Alla definizione dei due indicatori non concorreva soltanto il valore monetario ma anche dati sociologici e urbanistici, come la qualità delle abitazioni, il tipo di lavoro e la sua regolarità. La miseria e la povertà vennero distinte e definite per la prima volta. 
 
Vennero così definiti otto livelli di indigenza:


CATEGORIA
CLASSE
A - nero
Infima
B - blu scuro
Poverissima
C - azzurro
Povera
D- azzurro
Povera
E - rosa
Lavoratrice ben pagata
F - rosa
Lavoratrice ben pagata
G - rosso
Media inferiore
H - giallo
Media superiore



I risultati vennero pubblicati nel 1889 nella Descriptive Map of London Poverty: il 30,2% della popolazione di Londra viveva al di sotto dei limiti della povertà. Significativamente, la rigida divisione cittadina in classi socio-economiche era sovrapponibile alla distribuzione geografica dei quartieri londinesi. Il divario tra West End e East End risaltava nettissimo, le zone di maggiore povertà risultarono Old Kent Road e Whitechapel Road.
Per avere un'idea più chiara della situazione dell'East End, delle rivolte causate dalla povertà e dal disinteresse dello Stato, ma anche della variegata provenienze della popolazione del quartiere, vale davvero la pena di leggere un saggio  su Jack lo Squartatore scritto da di Paul Begg, documentato e curatissimo, per nulla splatter e, a tratti, davvero sorprendente, che non si propone di risolve il mistero dell'identità di Jack, ma piuttosto quello di ricostruire il milieu socio-culturale della Londra di allora, potere dei media compreso. 
Potete trovarne una mia recensione qua


Il romanzo di Anne Perry tocca anche un altro tema, che meriterebbe di essere approfondito, quello del destino del waste, ossia del rifiuto – nel suo significato di materiale che non andrebbe sprecato (gli accattoni del romanzo si occupano proprio di riutilizzarlo) – dalla prima Rivoluzione industriale al tardo capitalismo odierno, la nostra storia sociale ed economica è continuamente accompagnata dal tema dei rifiuti, sui quali campa moltissima gente, dai cercatori di mongo, agli abitanti delle favelas di mezzo mondo – quella metà nella quale il nostro Primo mondo invia i rifiuti dei quali si vuole liberare a basso prezzo – ai vari trafficanti di rifiuti tossici che li portano a destinazione o che, in Italia, li seppelliscono nelle zone più belle (e purtroppo meno controllate) del nostro Paese.
Impossibile non accostare le immagini dei mudlarck vittoriani e quelle dei bambini che frugano a loro rischio e pericolo nelle montagne di rifiuti tossici elettronnici incendiati per recuperare piccole porzioni di rame, nichel e altri metalli: allora come oggi l'arte del recupero è affidata ai più indifesi dei fuori casta.


da Greenpeace
Infine, cercando notizie su Anne Perry, ho scoperto che si tratta di uno pesudonimo e che il vero nome dell'autrice è legato a vicende tragiche e inquietanti, trasposte sullo schermo – con asciutta efficacia e sensibilità – dal regista Peter Jackson nel film Creature del cielo (1994).
Legare la scorrevole e interessante lettura di Il fiume mortale a quella vecchia storia non ha alcun senso. La vicenda, però, fa pensare e, chissà, potrebbe essere il tema di un altro post. 

Ringrazio i blogger Silvia Marra e Lorena di Nola  e Stefano Ratto per le informazioni fornite nei loro blog.
Ulteriori notizie qui


Letture consigliate:


Paul Begg: Jack LoSquartatore, la vera storia
Utet 2006 p. 314, ill. € 23,50
trad. D. Pantieri

Guido Viale: la civiltà del riuso
Laterza, 2010, pp. 138, € 14,00