domenica 13 ottobre 2013

Libri che si parlano 2

Ho spiegato su LN-LibriNuovi i pregi narrativi e i temi che accomunano Alle montagne della follia a Strane creature. In questo secondo post voglio sottolineare l'originalità scientifica degli Antichi di Lovecraft. E ripetere che Alle montagne della follia è pura FS, non horror.
E proprio per motivi (fanta)scientifici, posso affermare che se le rimarchevoli creature di Chevalier sono interessanti perché – nella loro alterità – rientrano nella grande storia evolutiva terrestre, loro, gli Antichi, sono veramente altri. Insomma, nella «verità» narrativa, sono la (più) grande anomalia.

Grandi simmetrie

Avvertenza: userò alcuni «paroloni», il minor numero possibile e solo perché in alternativa dovrei fare un lungo e meno efficace giro di parole.
 


La simmetria è uno dei criteri di classificazione dei viventi, ma non tutti la presentano: le amebe (unicellulari eucarioti – ossia con cellule simili alle nostre – appartenenti al Regno dei Protisti), ad esempio, hanno una forma  non ben definita, che varia in relazione al tipo di attività condotta, quindi sono organismi asimmetrici per eccellenza. Gli organismi del Regno Animale (che sono pluricellulari eucarioti eterotrofi, cioè non fotosintetici) e alcuni Protisti presentano differenti tipi di simmetria:

simmetria sferica
: l'organismo potrebbe essere idealmente diviso in due emisferi, più o meno come una palla; questo tipo di simmetria è poco diffusa, se non in organismi molto semplici, come i radiolari, appartenenti al regno dei Protisti.

simmetria radiale o raggiata: l'animale potrebbe essere

diviso in spicchi idealmente uguali tra loro da piani longitudinali che passano per il suo centro. Le meduse, ad esempio, presentano simmetria radiale, non perfetta perché la presenza dei tentacoli complica un po' le cose. In realtà, più l'organismo è complesso (le meduse sono molto semplici) più contiene organi ben differenziati e meno la simmetria è veramente radiale: gli echinodermi (ricci di mare e stelle marine) presentano simmetria radiale solo esternamente, perché derivano da larve a simmetria bilaterale e in seguito, vivendo appoggiati al fondo marino, per poter interagire in ogni direzione con l'ambiente si trasformano in adulti raggiati. Semplificando al massimo, a seconda del numero di spicchi avremo simmetria radiale tetramerica, esamerica ecc. 
Occhio a questa simmetria, ne parleremo ancora.

simmetria bilaterale: il corpo può essere diviso in due parti speculari da un piano sagittale. Noi umani, ad esempio, presentiamo simmetria bilaterale: quattro arti, due per parte, due occhi, uno per parte, due polmoni, uno per parte, due emisferi cerebrali (e cerebellari) uno per parte, ecc. Gli elementi non presenti in coppia, come ad esempio il naso, sono disposti in modo da essere divisi a metà dal piano sagittale. 
Inutile dire che nulla è perfetto: un solo cuore, un solo fegato, una sola milza e non divisi a metà dal piano sagittale... La simmetria bilaterale è di gran lunga la più diffusa. 
Bene. E quindi?
E quindi il gentiluomo di Providence decise (e il povero Lake scoprì a proprie spese) che gli Antichi, benché organismi estremamente evoluti, possedessero simmetria raggiata pentamerica.
Uh. Ma perché? Per ragioni narrative, ovviamente. Gli alieni devono essere diversi, altrimenti che alieni sono? Se somigliassero a vostro cugino...
… Se somigliassero a vostro cugino, allora avreste in mano un altro tipo di romanzo di FS, ad esempio L'invasione degli ultracorpi (The body snatchers di Jack Finney, 1955). Avreste paura ugualmente. Provereste raccapriccio. Anche di più, secondo me, perché vostro cugino non sarebbe più il ragazzone allegro (o il quarantenne odioso) di sempre… 
Ma qui siete alle prese con Lovecraft e vi tocca giocare con le carte distribuite da lui: simmetria raggiata.
La grande domanda è questa: è credibile, possibile, probabile, che un organismo altamente evoluto presenti simmetria raggiata?
La scienza voterebbe per il NO.
Innanzitutto per ragioni di evidenza: sono radiati gli organismi più semplici, appena un po' più complessi dei poriferi, che furono i primi «metazoi» a comparire sul pianeta. I radiati sono tutti organismi legati all'ambiente acquatico nel quale la vita si è evoluta inizialmente. Possiedono soltanto due tessuti embrionali (esoderma ed endoderma) dai quali derivano tipi differenti di cellule, ma non ancora organi propriamente definiti composti da più tessuti, come invece hanno gli organismi bilateri; inoltre possiedono un sistema nervoso estremamente semplice e non centralizzato come invece quello dei bilateri.
Al contrario, negli organismi bilaterali, che si sono diffusi in infinite forme anche sulla terraferma, la spinta evolutiva favorì la differenziazione di una parte anteriore fornita di sistema nervoso centralizzato e di organi di senso sempre più complessi. Ma perché?
Pensiamoci un attimo: qual è la struttura più efficiente per colonizzare nuove nicchie ecologiche? Guardate la figura a fianco che mostra, in giallo, il sistema nervoso dei vari gruppi animali. una struttura con una «testa» fornita di sensori per esplorare l'ambiente e un processore più o meno complesso per ricevere input ed elaborare segnali di output.  Una struttura diversa da una palla, diciamo un tubo, possibilmente fornito di appendici locomotorie. A questo punto sarebbe meglio che le «zampe» fossero in numero pari e simmetriche rispetto all'asse antero-posteriore, altrimenti il movimento risulterebbe sghembo e poco efficiente. Il resto verrà di conseguenza: se la parte anteriore, durante il movimento esplorativo incontra per prima nuove porzioni di ambiente, è meglio che possieda una apertura per ingoiare e alcuni occhi per evitare di venire ingoiata. Poiché una sola apertura per ringoiare ed evacuare richiede alternanza delle due funzioni, meglio che l'ano sia al fondo del tubo, così la bocca può continuare a lavorare anche durante la digestione. (Non sto scherzando, per esempio nei poriferi esiste una sola apertura). E così via.
La questione non è quale dei due modelli sia «migliore». Migliore è un concetto relativo - in qualche modo già esplorato proprio da Buckland, l'antesignano della ecopaleontologia: è migliore ciò che è adeguato all'ambiente circostante. Un raggiato è adeguato al proprio ambiente, nel quale svolge determinate funzioni, e altrettanto si può dire di un bilatere. La bilateralità, non il singolo individuo, ha però maggior potenziale evolutivo.
Per farla breve, se sei un radiato sei un prodotto di nicchia. Se sei bilatere i tuoi lontani discendenti potranno essere molto diversi da te e adattarsi ad ambienti anche molto differenti da quello in cui tu vivi. È l'evoluzione, bellezza.
Concludendo, l'eventualità che siano comparsi organismi radiati molto complessi, in grado di produrre una civiltà sofisticata è piuttosto improbabile. Ma Lovecraft è riuscito a rendere gli Antichi credibili, inducendo – e questo non è semplice mestiere e nemmeno solo capacità visionaria - i lettori a sospendere il giudizio (ma questi Antichi potrebbero esistere? Forse no, ma chi se ne frega, sono disposto a crederci) e, ancor di più, a provare per loro un po' di (umana) solidarietà.
La bilateralità ha comunque trionfato, affermandosi nella maggior parte degli organismi animali.
Ma prima – all'alba della vita, diciamo – le cose avrebbero potuto andare diversamente? Favorire la radialità, o qualche altro tipo di modello, invece della simmetria bilaterale?


Proviamo a immaginarci uno scenario:

Ricostruzione di esemplari della fauna di Ediacara.
La vita, estremamente semplice comparsa nel periodo pre- Cambriano, era formata da unicellulari molto «primitivi» neppure dotati di un nucleo vero e proprio, che i biologi chiamano procarioti e che, nonostante la semplicità, hanno fatto una riuscita fantastica: i batteri. Gli organismi pluricellulari precam-briani, come la fauna di Ediacara, –località australiana del primo ritrovamento di fossili – comparvero in un periodo compreso tra 620 e 550 milioni di anni fa; appartenevano a pochi modelli, tre o quattro, vermiformi, medusoidi o simili ai coralli molli odierni. Erano strutturalmente molto semplici e dotati di un corpo privo di parti rigide. 

All'inizio del periodo Cambriano (circa 550 milioni di anni fa), nei mari poco profondi nei quali erano nate le forme di vita più semplici si verificò una improvvisa e imponente comparsa di nuove forme pluricellulari dotate di piani strutturali molto più complessi di prima.


Tra 540 e 520 milioni di anni fa, la Terra fu teatro di uno degli eventi più spettacolari in ambito evolutivo: la cosiddetta esplosione del Cambriano, nel corso della quale emersero circa 50 nuovi phyla (le famiglie di animali più generiche considerate in biologia e in paleontologia) di forme di vita evolute, contro gli appena quattro presenti in precedenza. Il tutto, in soli cinque milioni di anni. (da Le scienze)


Erano creature fornite di strutture di sostegno, difesa e offesa molto varie: conchiglie di carbonato di calcio (tipiche dei molluschi), esoscheletri chitinosi tipici degli artropodi che aumentarono le loro prestazioni e permisero nuovi stili di vita.
La incredibile ricchezza di queste forme, il loro significato evolutivo, la possibilità che le cose andassero diversamente da come sono andate, scrivendo una Storia della vita terrestre molto differente sono stati descritti da Stephen Jay Gould in un suo libro mirabile e memorabile, intitolato La vita meravigliosa.
Ne consiglio appassionatamente la lettura. La vita meravigliosa è un libro che apre la mente. Che aiuta a eliminare la patina di inevitabile (e anche utile) riduzionismo di chi usa un approccio scientifico, razionale al reale.

E poi, è semplicemente bello. È tutto ciò che oltrepassa in meglio il concetto di buon saggio che ho utilizzato più volte in questo lunghissimo post e in quello parallelo su librinuovi.net.

ricostruzione dell'ambiente della fauna di Byrgess
La vita meravigliosa racconta, rispettando la Storia della scienza, una delle scoperte più rivoluzionarie e impreve-dibili della storia della paleontologia: quella del giacimento fossilifero di Burgess, sulle Montagne Rocciose canadesi, un prodotto dell'esplosione vitale del Cambriano.
Reinterpretando correttamente i fossili precedentemente attribuiti a phyla (grandi raggruppamenti come i Cordati, gli Artropodi ecc.) già ben conosciuti, i moderni paleontologi hanno scoperto quello che in quarta di copertina viene definito felicemente


… un bestiario così diverso dalla fauna attuale della terra e così ricco di tipi (di “esperimenti anatomici”) estranei agli organismi a noi noti...


Non posso nemmeno tentare di darvi un assaggio della ricchezza della fauna di Burgess, degli interrogativi che ha sollevato e della grazia appassionata di Gould nel descriverla, ma posso usare le sue parole per incuriosirvi:


Se potessimo riavvolgere il film della vita riportandolo sino al tempo lontano degli organismi di Burgess, la probabilità che al replay venisse fuori qualcosa di simile all'intelligenza umana è trascurabilmente piccola.



opabinia

Io sono sicuro, per esempio che nessun paleontologo, se gli fosse stato concesso lo specialissimo privilegio di passare in rassegna […] le venticinque possibilità di piani anatomici degli artropodi di Burgess [… ]


Già, venticinque. E di tutte le ricchissime e innumerevoli forme che avrebbero potuto scaturire da tanta varietà restano due affollatissimi phyla che condividono


il piano corporeo più comune fra gli invertebrati: la flessibile, allungata simmetria bilaterale …


la medesima simmetria da cui siamo scaturiti noi e che condividiamo con tutti i nostri fratelli vertebrati.


Perché allora non dare qualche possibilità anche a questi Antichi raggiati immaginati da Lovecraft? Certo, la scienza e la Storia del Pianeta (e anche il buon senso, in realtà) sono contro di loro, ma perché non accettarne almeno la realtà narrativa? Lovecraft fa di meglio che descrivere delle antichissime creature di origine aliena (e di disegnarle) intreccia la fantascienza con l'orrore delle altre sue storie, offre alle divinità che ha seminato nei nostri incubi un passato possibile, li colloca nelal storia, quella degli Antichi visitatori del pre-Cambriano, e quindi anche della nostra di umani. Quando penserò a Chthulu, d'ora in poi non immaginerò uno statico, seppure orripilante «Babau», ma un vero «Figlio delle Stelle» di passaggio sul nostro piccolo pianeta.

Ho cercato invano un'immagine di «Antico» degna del racconto di Lovecraft. Ne ho viste centinaia, ma i soggetti sono tutti globosi, tentacolosi, membranosi e bavosi, niente a che vedere con la raggelante descrizione di H.P. Vi faccio omaggio di questo «antichino» che tutt'altro che terrificante.
Nel sito viene spiegato come fare il piccolo Cthulhu a crochet. Io non mi cimenterò perché la  descrizione dei punti mi ha dato il mal di testa, ma se qualcuno me ne regala uno lo proteggerò amorevolmente dalle unghie della gattina Isidora e dai denti di buoncane Mirra.

 Altri «Alieni»



Ancora un riferimento e un debito nei confronti di Librinuovi.net. Lo pago più che volentieri ricordando uno dei racconti che, da biologa, ho più amato fra quelli pubblicati nei vari volumi di Alia. È stato pubblicato nel 2009 su Alia Anglostorie,  uno degli Alia più gloriosi, ricco di testi notevolissimi, tra i quali un bel racconto di Ted Chiang (uno dei pochi autori che mi fa rimpiangere di non portare un cappello: me lo toglierei in segno di omaggio ogni volta che pronuncio il suo nome) e lo struggente Miss Carstairs e il Tritone. Entrambi sono stati curati e tradotti dal nostro anglotraduttore Davide Mana che ringrazio ancora una volta.


Castairs è uno studioso ottocentesco di scienze naturali. È benestante,  altrimenti non potrebbe permettersi di studiare per due ottimi motivi: dovrebbe faticare per guadagnare pochi soldi e soprattutto dovrebbe fare figli,  e certo non avrebbe tempo per il suo strano hobby scientifico. Già, perché Carstairs è una donna.

La Miss studia le abitudini dei viventi, e talvolta sottopone le proprie osservazioni alla rivista scientifica «The American Naturalist» che apprezza molto la chiarezza di Mister Carstairs… Una sera di tempesta una strana, strabiliante creatura viene a spiaggiarsi proprio davanti al suo confortevole cottage.
Carstairs, che possiede il fiuto dello scienziato, raccoglie la creatura e la porta nel proprio laboratorio. Poi osserva.  La creatura fa lo stesso: osserva Carstairs, per cercare di fuggire  la vita e tornare da dove è venuta. Il lungo incontro, descritto in un report redatto nel miglior stile scientifico, cambierà la vita di entrambi, dimostrando che soltanto se possiedono un emisfero destro ben funzionante (ma alcuni direbbero se hanno cuore, oltre che cervello) gli scienziati faranno grandi scoperte.
Inutile dire che, anche in questo racconto, l'establisment scientifico maschile perderà una splendida occasione.

Grazie a Miss Carstairs potrei concludere degnamente questo doppio, lunghissimo post. Ma…

Voglio regalarvi qualche ultima chicca.
Diciamo al verità, Alle montagne della follia è un soggetto estremamente appetibile sia per una graphic novel, sia per un film, di animazione o meno. Infatti…


Cinema, radio, musica et al. 

Alla H.P.Lovecraft Historical Society si deve un radiodramma in stile «anni Trenta» ispirato alla storia, con cast, musiche originali ed effetti sonori, tuttora disponibile con foto della spedizione, articoli di giornale ecc.

Atlanta Radio Theater Company ha realizzato un adattamento radiofonico di At the Mountains of Madness. Nel 2010 A. Hacke, D, de Picciotto e The Tiger Lillies hanno tratto dalla novella un musical, Mountains of Madness.

Nel 2009, Atlas Games pubblicò The Antarctic Express di Kenneth Hite e Christina Rodriguez, parodia di Polar Express che racconta la storia del giovane Danforth che, in compagnia del Professor Dyer, vola in Antartide, fino alla Città delle Elder Things e fugge quando viene perseguitato dagli shoggoths.

At the Mountains of Madness è una graphic novel di I. N. J. Culbard, pubblicata nel 2010.



Qui potete trovare un breve (33 minuti) ma apprezzabile film d'animazione ispirato al racconto.

Non basta. Ma di qui  in poi siamo nel regno del possibile (o impossibile) e parliamo di un futuro che avrebbe dovuto già diventare presente, ovvero del film fortemente voluto (ma ancora non realizzato) da Guillermo del Toro, uno dei miei registi preferiti.
Scena famosissima di La cosa da un altro mondo
La storia del costoso progetto del regista comincia nel 2006 ed è molto travagliata. Tradurre in film il racconto presenta alcuni problemi: se la prima parte della storia  è folgorante e offre grandi possibilità di traduzione in immagini (per esempio, in qualcosa di simile all'inizo de La cosa da un altro mondo girato da  Christian Nyby nel 1951) la seconda, quella relativa alla anatomia degli Antichi e alla loro storia durata milioni di anni, è davvero tosta.

Le Major sono scettiche sin dall'inizio, valutando il costo dell'impresa in almeno 150 milioni di dollari. Del Toro spiega così la diffidenza della Universal:


Lo studio è molto nervoso per il costo e perché non c'è una love story né un happy ending, ma è impossibile avere sia l'uno sia l'altro, nell'universo di Lovecraft



I nomi di James Cameron e di Tom Cruise, tuttavia, sono sufficienti per convincere la Universal a sganciare a Del Toro abbastanza soldi per cominciare i lavori. In seguito, nel 2011, le richieste di cambiamenti della Universal vengono rifiutate dal regista, che dichiara:


Io non voglio fare un film intitolato At the Mountains of Madness. Io voglio fare questo film E se non posso fare questo film farò qualcos'altro.



Successivamente Del Toro  tenta di portare il progetto alla 20th Century Fox, che però – avendo già investito circa 130 milioni di dollari in Prometheus, altro colossal di FS/horror – non è al momento entusiasta di riaprire i cordoni della borsa.
Per ora, quindi, non ci sono schiarite all'orizzonte e non potremo vedere il grandioso progetto di Guillermo del Toro, ma qui potrete almeno dare un'occhiata al libro di schizzi del regista e ad alcune tavole preparatorie.
Oppure, potreste provare a  immaginare il possibile risultato del progetto del regista,  proprio come ha fatto questa blogger.

Inoltre:
informazioni sulla struttura degli organismi animali qui

La fauna di Ediacara è anche su facebook
E, per appassionati di simmetrie in ogni ambito:
l'ampio saggio Simmetrie e asimmetrie nel mondo fisico di Salvatore Califano

Rodolfo Clerico e Piero Fabbri
Francesca Ortenzio (a cura di)

Rudi Simmetrie

CS_libri,  € 17,00
vincitore del Premio Peano 2007

Autori e curatrice sono 
I Rudi Matematici
che curano l'omonima rubrica
su Le Scienze

La versione originale del racconto di Lovecraft è disponibile qui.

A presto (che, con i «miei» tempi, potrebbe significare al prossimo mese…)








mercoledì 25 settembre 2013

Libri che si parlano

Questa estate ho letto quello che mi pareva. 
Non mi sono impegnata a recensire novità, non mi sono obbligata a leggere saggi, ho preso i libri che mi ispiravano dal mucchio sempre più alto di «libri che voglio leggere» che cresce sui ripiani del mio scaffale/comodino. Una pila che comprende libri nuovi e vecchi, regali del mio consorte, consigli di lettura di mia figlia, volumi ritrovati mettendo ordine nelle librerie di casa, libretti acquistati d'impulso nei mercatini dell'usato. Un po' tutto.
È stato bello, parlando da lettore ho vissuto un'estate strana e intensa. Non ho letto più libri del solito, ma mi sono lasciata guidare da una parte di me a cui ultimamente ho dato poco ascolto. Una curiosità giovanile, infantile forse, quel desiderio di «scoprire», di non risparmiarmi, che provavo da ragazzina, quando arraffavo uno dei tanti libri che i miei genitori accumulavano e disperdevano qua e là in casa, senza ordine, con poco criterio, ma molta generosità. 
Li sceglievo per il titolo, per l'autore – se lo conoscevo, ma spesso lo avevo soltanto sentito nominare – per le illustrazioni – le magnifiche copertine di Karel Thole dei tanti Urania che i miei scambiavano sulle bancarelle... E divoravo con identica avidità i saggi di astronomia e Lupo dei cieli di Hamilton, i romanzi di Raphael Sabatini e I fratelli Karamazov, le poesie di Montale e Cime tempestose, Terre del finimondo di Amado, Furore e i romanzi della biblioteca per signorine di mia nonna. 

Non mi importava del giudizio della critica, non ambivo a collezionare capolavori, riuscivo a trovare qualcosa di valido, o almeno di curioso, in tutti i volumi, non temevo di commettere sacrilegi lasciando a metà un Grande Libro per leggerne uno «piccolo».  E  spesso le storie che leggevo sembravano parlare tra loro, complottare a mio favore per suggerirmi riflessioni e nuove strade… 
Poi, lavorando, ho cominciato a disciplinare le mie letture, a negare una possibilità a quelli che mi erano stati consigliati da lettori con i quali avevo poca assonanza, a lasciare da parte i romanzi di intrattenimento con prevedibile lieto fine (parafrasando Elton John: sad stories say so much). A dirmi cose tipo: «i titoli sono milioni, ragazza, devi fare attenzione, NON PUOI  perderti i Grandi Libri!»
Fortunatamente i tempi gloriosi di LibriNuovi cartaceo hanno rianimato il lettore impudente e dissipatore che sonnecchia in me: per anni ho letto di tutto, anche i libri per bambini con l'alibi della maternità (conoscendo personaggi deliziosi, e NON nei libri canonici delle pur belle serie Salani). Ho macinato gialli e horror, ho letto chili di FS e di racconti gotici (e ne ho scritti, o almeno ci ho provato), ho mescolato grandi saggi e piccole storie, romanzi indimenticabili e racconti semplicemente carini.

Grandi momenti, davvero.
Negli ultimi tempi ho nuovamente sentito il richiamo del tempo che passa: «mica divento più giovane...  e  la pila dei classici è sempre più alta. Devo amministrarmi meglio».
Quest'anno ho gettato la spugna: ho azzerato la pila e rimesso i classici al loro posto. Quando ne sentirò la necessità e il desiderio… so dove stanno. Al posto della pila adesso c'è il mucchio, nel quale i libri in entrata sostano in felice, democratico caos, uno accanto all'altro. Ne ho pescato gialli (però ben scelti dal mio libraio personale), FS, horror, una biografia di Eduard Limonov e un romazo di Ben Pastor. che prima o poi recensirò. Non ho rinunciato al mio solito Simenon estivo, ma l'ho accompagnato con letture grandiosamente scompagnate e… 
Sorpresa: loro, i libri, sono andati perfettamente d'accordo e hanno complottato come un tempo, permettendomi accostamenti bizzarri e significativi. Come Strane creature di T. Chevalier e Alle montagne della follia di H.P. Lovecraft) che mi hanno trascinato a compiere la strada che segue, per raggiungere due opere che amo per motivi differenti, un saggio di Stephen J. Gould e un bel racconto incontrato lavorando al volume Alia Anglostorie.
Per le recensioni cliccate qui.  
Per fare un giro turistico, continuate a leggere. 



Dunque,  i due libri parlano di fossili. Cominciamo quindi da:

BREVE STORIA DELLA PALEONTOLOGIA

L'incontro fra umani e fossili risale a tempi lontani, anche se i nostri progenitori non ne conoscevano ancora la natura: nell'Olocene, le popolazioni dell'Età del Bronzo raccoglievano fossili di ricci di mare e conchiglie per conservarli nelle tombe; in America centro-meridionale alcune popolazioni utilizzavano denti di squalo fossili come punte per le frecce.


ricci di mare fossili
Le ipotesi sull'origine dei fossili erano talora fantasiose: prove mal riuscite della creazione, scherzi di natura, uova disperse dal Diluvio nei sedimenti fangosi, forme modellate da uno spirito vitale capace di agire nelle rocce… In diverse epoche, alcuni naturalisti e filosofi ne intuirono la provenienza biologica, per esempio Pitagora (VI sec. a.C.) Erodoto (V sec. a.C.) e Aristotele (IV sec. a.C.) il quale ipotizzò per essi una sorta di generazione spontanea dovuta a «esalazioni secche» che nascevano dalla terra stessa. Anche Lucrezio, Ovidio e Plinio il Vecchio ipotizzarono l'origine biologica dei fossili.
Avicenna (X sec.) immaginò che una vis plastica li avesse formati modellando la materia inerte. Nel Medio Evo cristiano i fossili furono considerati sia «trucchi» di Satana per ingannarci, sia testimonianze del Diluvio Universale: Restoro D’Arezzo (XIII sec.) riconobbe i fossili per resti di organismi trasportati insieme con i sedimenti dalle acque di un diluvio. Altrove i fossili furono considerati più semplicemente strani minerali, formatisi, un po' come le rose del deserto, da granelli cristallini trasportati dal vento. 
Il solito strabiliante Leonardo da Vinci (1452-1519), intuì correttamente l'origine marina di certi molluschi cenozoici rinvenuti in Val Padana. Il nome fossile venne assegnato nel XVI secolo dal fisico tedesco Giorgio Bauer, che lo derivò dal latino fodere, scavare. 
Il nostro Fabio Colonna (1567-1640) scrisse un piccolo saggio sulle glossopetrae dimostrandone la derivazione da denti di squalo. Un grande contributo diede Niels Stensen (Stenone, 1638-1686), dimostrando non soltanto che i fossili sono resti di organismi vissuti nel passato ma anche che la stratificazione delle rocce è conseguenza della deposizione e solidificazione di sedimenti sospesi in acqua.
Niels Stensen
La teoria dell’origine inorganica naufragò nel ridicolo solo nei primi decenni del 1700, quando il prof. Johann Beringer trovò e illustrò in una propria opera alcuni «fossili» scolpiti e sepolti da suoi studenti (i maligni li attribuivano ai suoi colleghi universitari).

Il grande scoglio alla corretta interpretazione e antichità dei fossili era. comprensibilmente. la loro diversità dagli organismi attuali e la loro estinzione, nozioni allora inaccettabili perché contrastavano con l'opinione corrente che ogni singola parte della creazione, frutto della saggezza divina, doveva restare uguale a se stessa, senza mai cambiare o estinguersi. I fossili più difficili da accettare erano quindi quelli più antichi – paleozoici e mesozoici – perché più differenti dalla condizione attuale, mentre quelli più recenti furono a lungo considerati resti di organismi travolti dal Diluvio Universale.

Mary Anning e il suo cane
I tempi, però stavano cambiando: dal XVIII secolo, grazie a Georges Buffon (1707-1788) e alla sua Histoire Naturelle – impostata sull'evoluzione dei viventi e all'attualismo sostenuto da James Hutton (1726-1797), i naturalisti misero definitivamente in relazione i fossili con la litologia, comprendendone il valore di testimonianze della storia della vita sul nostro pianeta. 
All'inizio dell'Ottocento, ai tempi di Mary Anning ed Elizabeth Philpot (protagoniste del romanzo di Chevalier), due discipline affini, la biologia evoluzionista e la geologia – allora nella sua «epoca eroica» (1790-1820) – contribuirono, insieme all'ancora incerto studio dei fossili, a gettare le basi della moderna Paleontologia (dal greco logos [discorso], palaios [sugli antichi] e onta [enti]). 
In particolare, fu la geologia ad aprire una prospettiva nuova sulla storia del pianeta, compiendo una vera rivoluzione scientifica, paragonabile a quella copernicana, che separò la breve storia dell'umanità da quella, molto più lunga e complessa, del nostro mondo. Una storia suddivisa in lunghi periodi successivi, contraddistinti da forme di vita diverse e oggi estinte, (e da rimarchevoli diversità ambientali) sempre più simili a quelle odierne mano a mano che divenivano più recenti. 

La nostra storia comincia

Qui entrano in scena, oltre a Mary ed Elizabeth, alcuni dei personaggi sviluppati da Tracy Chevalier nel suo romanzo Strane creature (il titolo è una discreta traduzione dell'originale Rimarcable creatures). Infatti, durante la prima metà del XIX secolo, la paleontologia schierò grandi naturalisti come Georges Cuvier e Jean-Louis-Rodolphe Agassiz, la cui storia si intreccia con quelle delle due cercatrici di fossili.
Cuvier (1769-1832) è considerato il fondatore dell’anatomia comparata e della paleontologia come scienza, benché negasse l’evoluzione delle specie e spiegasse le differenze fra i resti fossili e gli organismi moderni con una serie di successive estinzioni dovute a cataclismi avvenuti in vaste aree geografiche, in seguito ripopolate da viventi provenienti da altre zone.
Cuvier si dedicò soprattutto alla paleontologia dei vertebrati, ovviando alla difficoltà di trovare esemplari interi con la legge della corrispondenza organica, formulata così, proprio nel 1825:

Ogni individuo organizzato costituisce di per sé un sistema unico e chiuso, le cui parti corrispondono l'una all'altra e concorrono a produrre un certo risultato definito, per reazione reciproca [... Di conseguenza...] cominciando da ciascun [singolo osso], chi possieda razionalmente le leggi dell'economia organica, potrebbe rifare tutto l'animale.


Georges Cuvier
Una conclusione molto suggestiva ma eccessivamente fiduciosa, tanto è vero che le rappresentazioni dei primi grandi sauri fossili – come l'iguanodonte e il megalosauro – restarono per diversi decenni decisamente poco accurate: inizialmente furono descritti come quadrupedi e solo in seguito si scoprì che erano bipedi.
I numerosi fossili di invertebrati (artropodi, molluschi ed echinodermi) rinvenuti in quegli anni erano sicuramente meno spettacolari dei grandi bestioni e regalavano meno notorietà a chi li studiava, ma fornirono le conoscenze che permisero, intorno al 1830, di delineare e mettere in relazione fra loro le formazioni rocciose del pianeta. Anche qui Cuvier, tra gli altri, diede un contributo, rendendosi conto che - per correlare rocce uguali ma distanti - non è sufficiente la composizione mineralogica, occorre affidarsi al contenuto in fossili racchiusi in ogni strato, come spiegò nel 1808:


... questi fossili sono generalmente sempre gli stessi negli strati corrispondenti e presentano differenze di specie abbastanza notevoli da un sistema di strati a un altro.


Era l'alba della cronologia stratigrafica e dell'uso dei fossili guida per identificare l'età dei vari strati della crosta terrestre. Verso il 1830 una colonna stratigrafica standard era ormai ben determinata e non suscitava più controversie.


Niente panico: non dovete imparare i nomi, solo farvi un'idea generale: gli strati di rocce più antiche, con le loro caratteristiche ben precise e gli eventuali fossili coevi, stanno al di sotto di quelli più recenti 

William Buckland è il primo paleontologo a comparire in Strane creature; pagina dopo pagina Chevalier lo presenta ai lettori come uno dei più noti e apprezzati studiosi dell'epoca, un appassionato che intuendo il talento di Mary la scelse come cercatrice di fossili. In effetti Buckland diede – insieme a Henry T. De la Beche (1796-1855), altro personaggio del romanzo – un contributo notevole alla ricostruzione dell'anatomia e della morfologia di varie specie di vertebrati vissuti in quella che fu chiamata «l'era dei rettili».

William Buckland, 1845
In realtà, Buckland offrì alla scienza anche più di quanto risulti dal romanzo: convinto che un fossile rappresentasse non solo una certa specie ma un elemento di un'antica comunità, di fatto sviluppò una nuova disciplina, la paleoecologia; il suo scopo era quello di illustrare «la potenza, la sapienza e la bontà di Dio, manifestata nel Creato». Buckland non riteneva il progresso una semplice ascesa da creature meno perfette a creature più perfette: la perfezione era raggiungibile soltanto con l'adattamento a un particolare ambiente e adattamenti del genere erano evidenti lungo tutta la storia del pianeta, dai tempi più remoti a quelli più recenti. 
Oltre a un certo numero di collezionisti di fossili in quanto oggetti curiosi (Mary li chiama familiarmente «ninnoli») Tracy Chevalier descrive altri studiosi, come un giovane e simpatico Charles Lyell, il già ricordato De la Beche, il reverendo Conybeare, Louis Agassiz e, inevitabilmente, Georges Cuvier, soffermandosi, tra l'altro proprio sulla querelle scoppiata quando il paleontologo francese criticò (ricredendosi in seguito) il lavoro di Mary Anning sul plesiosauro, che – secondo la sua legge di corrispondenza organica – avrebbe dovuto avere un collo meno lungo e con meno vertebre: 

La struttura del plesiosauro in questione non concorda con alcune delle leggi anatomiche scoperte dal barone Cuvier. In particolare, il numero delle vertebre cervicali è troppo numeroso per quel genere di animale. I rettili ne hanno di solito fra tre e otto, mentre la creatura da voi disegnata sembra averne una trentina... 

Il romanzo dedica molto spazio alle notevolissime scoperte di Mary, lasciando un po' in ombra la passione di Elizabeth per i pesci fossili.

Prediligo i pesci fossili, perché la trama delle scaglie e le pinne li accomunano a quelli che mangiamo ogni venerdì, avvicinandoli al presente pur nella loro stranezza.

Pesci che – tanto per dire – anche Cuvier trascurò un po'. In realtà in anni in cui i cambiamenti degli organismi venivano considerati uno «sviluppo progressivo» e non spiegati in chiave evoluzionista, i pesci fossili erano piuttosto importanti perché comparsi prima dei rettili e quindi presenti sul pianeta per un lungo tempo geologico. Qualche anno dopo la storia narrata da Chevalier, Louis Agassiz, basandosi sulle squame che tanto piacevano ad Elizabeth, introdusse una nuova classificazione dei pesci antichi in quattro ordini, Ganoidi e Placoidi – comparsi tra 570 e 250 milioni di anni fa durante il Paleozoico – e Cicloidi e Ctenoidi – apparsi durante il Cretaceo, tra 140 milioni e 67 milioni di anni fa – Per quanto paia una semplice precisazione la questione puntualizzata da Agassiz era tutt'altro che secondaria e dimostrava che il «progresso» poteva verificarsi non solo tra le classi di organismi ma anche al loro interno, tra gli ordini.

Agassiz, diversamente da Buckland, considerò la successione pesci - rettili - mammiferi e umani come una sequenza coerente di progressivo perfezionamento anatomico, voluta dal piano divino per la Creazione (esattamente come le fasi successive della crescita embrionale di un singolo organismo). E questo suo punto di vista «idealistico», molto differente dall'empirismo di Buckland, lasciò un segno sugli studiosi successivi.


Louis Agassiz
Naturalmente tutti i modelli presentano qualche punto debole. Il punto debole della definizione tassonomica di progresso fossile sostenuta da Agassiz e da molti altri, consisteva nell'incapacità di spiegare le irregolarità della documentazione geologica, le anomalie che per i non addetti ai lavori hanno un significato limitato ma non fanno dormire gli esperti. 
Un primo esempio potrebbe avere come titolo lo strano caso dell'opossum. Reperti di opossum (o didelfide), un piccolo marsupiale, furono scoperti in cave d'ardesia risalenti al Giurassico (200-140 milioni anni fa)l di un villaggio presso Oxford (qui la descrizione di Buckland in traduzione). La presenza dell'opossum sottintendeva che mammiferi primitivi come lui fossero convissuti con i grandi rettili, invece di seguirli e comparire graziosamente durante il Terziario (era Cenozoica), allora ritenuto il posto giusto per loro (in realtà reperti attribuibili a mammiferi marsupiali risalgono circa a 120 milioni di anni fa). Spiegazioni fantasiose vennero escogitate dai fautori del progresso successivo per spiegare la presenza inopportuna dell'opossum: forse il fossile non era proprio stato ritrovato nelle cave d'ardesia? O forse le rocce della cava erano meno antiche? O magari, più semplicemente, la imbarazzante bestiola non era un mammifero ma un rettile, vissuto educatamente nell'era che gli era stata assegnata? La faccenda inquietava notevolmente i paleontologi.
Impronta di fabrosaurus del Triassico
Altra triste anomalia fu la presenza documentata già nel Triassico (250-210 milioni di anni fa) di impronte che parevano lasciate da uccelli giganteschi comparsi con circa almeno 150 milioni di anni di anticipo. (la comprsa è datata all'Eocene, tra i 56 e i 34 milioni di anni fa). Si scoprì in seguito che all'epoca esistevano anche dinosauri bipedi...



Ma è ora di lasciare Mary ed Elizabeth alle loro vicende: le irregolarità inspiegabili ci offrono l'occasione di cambiare storia.


Opossum e famiglia
Se la questione dell'opossum fu all'epoca spiacevole quanto un dito in un occhio, l'anomalia «pensata» da Lovecraft nella sua ben nota novella Alle montagne della follia sarebbe grande almeno quanto un tirannosauro: nientemeno che il rinvenimento di tracce di vita altamente evoluta letteralmente all'alba del pianeta, nel cosiddetto Precambriano, ovvero più di 540 milioni di anni fa. Le conoscenze attuali assegnano a quel lunghissimo periodo soprattutto un enorme numero di forme di vita batterica e, verso la fine del periodo, circa 600 milioni di anni fa, le prime tracce di vita complessa pluricellulare (vedi più avanti). Non solo, nella novella tali tracce vengono poi rinvenute lungo tutta o quasi la storia successiva della Terra, fino alle soglie dell'Olocene. Roba da far risorgere dalla gioia Peter Colosimo e da far quasi morire d'infarto il dottor Lake, lovecraftiano biologo della spedizione polare promossa dalla Miskatonic University.

Fedele al suo stile, Lovecraft ci dimostrerà che per l'infelice Lake sarebbe stato meglio morire di un colpo piuttosto che affrontare ciò che il rio destino gli ha riservato.
Ma questa è la storia del prossimo post.

 
A proposito, anche senza l'aiuto dell'accesa fantasia di H.P. Lovecraft, i fossili del Precambriano possono riservare interessanti sorprese, come questi microscopici fossili trovati nella Formazione di Doushantuo, in Cina. Per saperne di più leggete questo interessante articolo di Laura Berardi

per un brevissimo corso sui fossili cliccate qui.

Altre informazioni sulla paleontologia nei due siti che seguono, a cui sono debitrice di molte notizie.