martedì 21 agosto 2012

Quando la memoria fa cilecca…

Comincio con una precisazione: sensazione e percezione non sono sinonimi. Sono sensazioni tutti i segnali trasmessi al sistema nervoso dagli organi di senso (i cinque sensi, più i cosiddetti «propiocettori», cioè i recettori che fanno il monitoraggio della situazione interna). Per percepire, invece, occorre che il sistema nervoso centrale elabori le sensazioni, individuando quelle «interessanti» e integrandole con i ricordi; in poche parole la percezione, per quanto condivisibile con altri individui, è un'operazione individuale.
Bene. Certe percezioni, nella nostra mente, vengono associate a situazioni di pericolo, di stress, ad angoscia o a ricordi spiacevoli/dolorosi. Senza tirare in ballo situazioni particolarmente difficili, immaginiamo momento mediamente stressante, come il dover sostenere un esame difficile. Che cosa accade nel nostro organismo?

Ma come siamo fatti dentro?
Be' per rispondere alla nostra domanda, occorre q1ualche nozione di anatomia del sistema nervoso... poche poche, però. 
Date un'occhiata alla figura a fianco: il diencefalo, che somiglia a un tronco di piramide capovolto, alla base minore presenta, tra l'altro, due nuclei: talamo e ipotalamo, e quest'ultimo è collegato con l'ipofisi. L'ipofisi è una super ghiandola i cui ormoni regolano l'attività di tutte le altre ghiandole endocrine dell'organismo. Così, tramite neurotrasmettitori prodotti dall'ipotalamo e diretti all'ipofisi, viene mantenuta una stretta connessione tra le attività del sistema nervoso e quelle del sistema endocrino. Un altro ruolo chiave del diencefalo è quello di relè nei confronti del cervello: raccoglie input sensoriali provenienti da tutto il corpo, e le smista alle aree specifiche del cervello. 


C'è un'altra cosa da osservare: oltre al sistema nervoso centrale (SNC) e al complesso di nervi motori e sensitivi che formano il sistema nervoso periferico (SNP), noi possediamo altri due sistemi che insieme formano il Sistema nervoso autonomo (SNA): il simpatico (formato da nuclei nervosi che scorrono a lato della colonna vertebrale) e il parasimpatico, formato da nuclei che sono all'interno del midollo spinale, ma, appunto, autonomi. I due sistemi sono antagonisti e complementari: gli impulsi di uno aumentano l'attività di un organo, quelli dell'altro la rallentano (No, uno non è sempre attivatore e l'altro inibitore, dipende!) Nella figura potete vedere su quali organi agiscono. Ma perché due? E non bastava il SNC? Intanto, come dice il loro nome, SNA, i due sistemi esercitano effetti indipendenti dalla nostra volontà, sgravando la corteccia di compiti per così dire vegetativi. Inoltre, due sistemi invece di uno garantiscono un controllo più fine.
Fine della lezione di anatomia.

Allora, tramite il diencefalo (talamo- ipotalamo- ipofisi) e i gangli del sistema nervoso simpatico, la zona midollare delle ghiandole surrenali (vedere figura) e specifiche regioni cerebrali scaricano nel circolo sanguigno rispettivamente adrenalina e noradrenalina. Questi due ormoni (definiti «dello stress») hanno la funzione di preparare l'organismo o alla lotta o alla fuga (fight or flight); in pratica agiscono aumentando la pressione sanguigna, il battito cardiaco e il metabolismo di zuccheri e grassi per fornire energia ai muscoli e al cervello.
Negli emisferi cerebrali, però, adrenalina e noradrenalina agiscono a livello delle sinapsi, disturbando fino all'impedimento i collegamenti tra i vari neuroni.
La loro funzione, che condividiamo con tutti i mammiferi, non è - come pare - quella di farci uscire di testa mentre avremmo bisogno di pensare, ma un meccanismo di sopravvivenza: nel momento dell'azione le riflessioni non servono. Parafrasando un noto detto napoletano, o' muscolo non vuo' penzieri. In fondo l'azione degli ormoni si è affinata nei mammiferi in un periodo in cui esami e quiz televisivi non esistevano ancora... Certo che questo retaggio del nostro passato evolutivo è ormai inadeguato per noi animali «culturali».
Circuito surrenali-iptalamo-ipofisi in  mammifero. Pituitaria = ipofisi
Nella nostra società complessa, un attacco (nor)adrenalinico, con relativo blocco della capacità di ragionare lucidamente, talvolta può essere catastrofico, ma di solito causa disturbi di breve durata. Altri ormoni surrenali, però, provocano vere e proprie patologie. È il caso dello squilibrio tra cortisolo (ormone prodotto dalla zona corticale delle ghiandole surrenali e ACTH (l'ormone ipofisario che stimola la zona corticale)
Sia il deficit, sia l’eccesso di ACTH disturbano l’apprendimento di contenuti e comportamenti nuovi; ad esempio l'eccesso di ACTH provoca un irrigidimento dei contenuti appresi, impedendo così l’acquisizione di nuove informazioni.

Non mi ricordo...
Esistono poi le alterazioni della memoria vere e proprie, ossia riduzioni (e talvolta accrescimento) più o meno gravi della capacità di ricordare Nei soggetti con Disturbo Amnestico è compromessa la capacità di apprendere nuove informazioni, e/o quella di ricordare informazioni apprese in passato. Una caratteristica piuttosto comune è quella di preservare i dati acquisiti nel lontano passato, e per primi quelli più recenti.
Le cause dell’amnesia possono essere molteplici: un intervento chirurgico sul lobo temporale, una intossicazione cronica da alcool, traumi cranici, encefaliti, insufficiente ossigenazione, tumori e disturbi vascolari, somministrazione di farmaci antipsicotici. .
Il disturbo amnestico persistente è dovuto ad abuso di sedativi (ipnotici o ansiolitici), o di alcolici. All’abuso di alcol è correlata una tipica forma amnestica classicamente descritta come sindrome di Korsakoff. In questa patologia, riscontrabile in alcolisti cronici, sono presenti difficoltà sia a memorizzare nuovi eventi, sia amnesia per gli avvenimenti lontani nel tempo, precedenti all’instaurarsi della malattia. In questa forma morbosa i fenomeni di confabulazione hanno un significato compensatorio. Il soggetto elabora falsi ricordi per coprire la propria amnesia e rispondere in qualche modo alle esigenze sociali della situazione in cui si trova.
I disturbi della memoria possono essere di natura sia quantitativa, sia quantitativa.

Carrà: Ovale e apparizioni
Alterazioni quantitative:
L’ipermnesia è un aumento delle capacità mnestiche; può essere a) permanente, con capacità globali o settoriali – cifre, date, poesie – al di sopra della media; non ha nulla a che fare con l'intelligenza» e può essere posseduta anche da fenomeni come gli idiots savants; b) transitoria, di solito connessa a stati emotivi alterati (stress, isteria, crisi epilettiche, gravi spaventi) o intensi attacchi febbrili, lesioni cerebrali, ipnosi e riguarda ricordi normalmente non accessibili alla coscienza.
L’Ipomnesia è invece un progressivo indebolimento della memoria, associata spesso a impoverimento dei neuroni dovuto all'età avanzata, a patologie neurologiche, a ipossia.

Alterazioni qualitative
La Paramnesia è un’alterazione per la quale i ricordi vengono deformati nel contenuto, nel significato e nella collocazione spazio-temporale. Le tipologie sono:
a) reminiscenza o rievocazione senza riconoscimento, ad esempio un ricordo riemerso non viene riconosciuto come tale ma scambiato per un'idea nuova;
Van Gogh, Les Alyscamps, ricordo personale
b) pseudoreminiscenza o  rievocazione immaginaria (cioè non dovuta a un ricordo) o un’esperienza psichica vissuta realmente ma ricordata con contenuti diversi da quelli reali. I falsi ricordi sono produzioni compensatorie  da parte di soggetti con gravi lacune mnemoniche. La falsificazione può essere dovuta a imbarazzo (il soggetto cerca di mascherare un vuoto di memoria consapevole) oppure fantastica, se il soggetto descrive esperienze avventurose e fantastiche; è tipica del deterioramento organico da abuso di alcool (Sindrome di Korsakoff). In sintesi è  una condizione simile ai sogni ad occhi aperti;
c) ecmnesia o deformazione temporale, ossia lo scambio di ricordi dell'infanzia per ricordi attuali. È tipico della demenza, delle lesioni cerebrali o un effetto di  allucinogeni;
d) il déjà vu: si verifica quando una situazione nuova viene percepita come «già vista» e vissuta con la sensazione di sapere che cosa accadrà dopo. Questi fenomeni se associati a crisi epilettiche o isteriche possono durare ore, giorni. Nei soggetti «normali», però, durano solo qualche secondo. La scienza spiega questa sensazione di errata familiarità in tre modi: 1. un errato collegamento a esperienze passate causato da situazioni parzialmente simili; 2. la continuazione di uno stato emotivo precedente causato da una difficoltà di adattarsi al contesto presente; 3. il ricordo di fantasie inconsce riattivato dagli stimoli presenti.
Simili al déjà vu sono il déjà entendu (ho già ascoltato queste parole, questi suoni), il déjà fait (ho già fatto questi gesti) il déjà pensé (ho già formulato questo pensiero).
e) il jamais vu o misconoscimento, cioè la percezione di situazioni ben note come nuove ed estranee. È associato alla schizofrenia, alle crisi epilettiche, all'uso di droghe o a  particolare affaticamento.

I disturbi della memoria sono anche il sintomo che consente di riconoscere il declino delle funzioni cognitive; nelle demenze, per esempio, la degenerazione delle cellule cerebrali è il fattore determinante per la diminuzione di funzioni come l’attenzione e l’apprendimento, che sono essenziali per un buon funzionamento della memoria.
La protagonista è affetta  da demenza senile
Le amnesie senili sono alterazioni «fisiologiche» (vale a dire dovute alla vecchiaia e non a patologie o traumi) e si manifestano con la difficoltà a ricordare nomi propri anche familiari, a trovare oggetti di uso quotidiano; il soggetto fatica ad acquisire nuove informazioni, a meno che non riguardino temi che lo interessavano in passato, e nuove tecniche di pensiero. La brutta notizia è che questo processo non comincia all'improvviso, in età avanzata: è piuttosto una progressione, significativa già a partire dal quarto decennio; la buona notizia è che la progressione è più lenta in chi è abituato ad acquisire nuove informazioni nelle aree di interesse personale. Già, a pensarci è profondamente ingiusto che chi fa un lavoro «intellettuale» (di solito meglio remunerato) abbia anche il vantaggio di restare lucido più a lungo, mentre chi venendo da un'infanzia culturalmente deprivata ed economicamente svantaggiata ha dovuto ripiegare su un lavoro manuale, ripetitivo e logorante, sia anche condannato a una vecchiaia mentale precoce. 
Un tempo invece di questi giri di parole si sarebbero scomodati termini come povertà, sottoproletariato, sfruttamento. Ingiustizia sociale, magari. Mi sento desueta. Dev'essere il virus del comunismo. Guarda dove può portarti una chiacchierata sulla memoria...

Disturbi associativi
Se invece l’amnesia è funzionale - cioè compromette la memoria autobiografica, in particolare i ricordi riguardanti un'esperienza traumatica - siamo in presenza di un gruppo di disturbi mentali definiti disturbi dissociativi. E siamo entrati nel terreno suggestivo, ambiguo e narrativamente molto frequentato della psicoanalisi.
Circa una secolo fa, Freud postulò l'esistenza di un meccanismo conscio di soppressione di alcuni ricordi. Il soggetto, in pratica, attua una rimozione di particolari eventi di natura affettiva o conflittuale a scopo difensivo.
Solitamente l’Amnesia Dissociativa si presenta come una lacuna (o una serie di lacune) reversibile nella rievocazione di momenti della storia personale che non possono essere recuperati in forma verbale. Un'amnesia psicogena può riguardareavvenimenti specifici o un periodo di tempo (ore,  settimane…). Può però riferirsi a tutta la vita del soggetto; in questo caso, all'amnesia si sovrappone spesso la «fuga dissociativa».

Fuga dissociativa/DID
Questo disturbo comprende sia l’amnesia sia alterazioni dell’identità: confusione, perdita dell’identità o assunzione di un’identità nuova.
Il disturbo dissociativo dell’identità (DID) assomiglia alla fuga, ma il passaggio da un’identità all’altra e dai relativi sistemi di ricordi autobiografici è ciclico. In questo caso si parla di «personalità multiple»: caratteri indipendenti fra loro e a volte contrastanti, che convivono nella stessa persona, ciascuna con il proprio bagaglio culturale e autobiografico e con proprie attitudini e orientamenti sessuali.  
Una personalità multipla, quindi, sarebbe conseguenza di una dissociazione di parte dei ricordi, attuata per gestire situazioni particolarmente traumatiche e stressanti (ad esempio un incidente, un abuso sessuale o fisico vissuto nell’infanzia, il fallimento delle relazioni familiari ecc.), che il soggetto, spesso molto giovane, non è riuscito ad affrontare con la propria personalità originaria.

Il DID fu «individuato» all’inizio del 1800, con l'affermarsi di discipline quali la psicologia e la sociologia; da allora sono stati descritti in letteratura non più di 300 casi. L'interesse verso questa sindrome è però sempre stato fortissimo anche fra i non addetti ai lavori, come scrittori, autori di cinema e fiction televisiva, perché il tema si addentra nel territorio – tipico della narrativa fantastica – della trasgressione all'ordine biologico, naturale e costituito: pensiamo, ad esempio, allo Strano caso del dr. Jekill e Mr. Hide di R. L. Stevenson, splendida parabola sia dei rapporti fra conscio e inconscio sia  del nostro Io, scisso fra Bene e Male, ma anche caso emblematico di doppia personalità.
Dopo un primo momento di fama, il DID cadde nell'oblio fino agli anni Settanta del XX secolo, con il caso di Sybil Dorsett descritto dalla psicoanalista Cornelia B. Wilbur e presentato nel testo Sybil (1973) da Flora Rheta Schreiber. In cura per ansia e perdita di memoria, Sybil manifestò 16 personalità che Wilbur incoraggiò a integrarsi. Considerato dapprima un testo pioniere, il libro venne in seguito ritenuto fraudolento e infine riabilitato. IL DID, tuttavia, rimane un disturbo controverso: fra gli elementi più discussi il fatto che le diagnosi sembrano confinate al Nord America e molto meno frequenti in altri continenti, e la grande e fluttuante varietà di sintomi.
I rapporti fra le varie personalità spesso non esistono, a causa di un’amnesia che impedisce a una personalità di ricordare le azioni, le esperienze o perfino l’esistenza di un'altra. In qualche caso, però, una delle identità è (o lo diventa durante il trattamento) consapevole dell'esistenza e dei ricordi delle altre. Questo è il tema di un saggio estremamente suggestivo che citerò in seguito e su cui vorrei soffermarmi in un altro post.

NON RICORDO MAI I MIEI SOGNI! 
(MA TANTO, A CHE COSA SERVONO?)

Perché a volte siamo in grado di ricordare i sogni appena fatti e altre volte no?
Qui occorre un'altra (breve!) spiegazione.
Gli stadi del sonno, dalla veglia vigile (1)  alla veglia rilassata (2) al sonno profondo (3 - 4) al R.E.M.
Quando dormiamo non sperimentiamo sempre il medesimo stato. Il nostro sonno, poniamo che duri otto ore, è un insieme di cicli che si susseguono con una certa regolarità. Ogni ciclo è a sua volta suddiviso in quattro fasi: uno stato di veglia vigile, nel quale la corteccia è attiva e produce onde cosiddette Beta; uno stato di veglia rilassata, che precede il sonno profondo, nel quale siamo in grado di meditare e visualizzare obiettivi ed emettiamo onde alfa; uno stato di sonno profondo.... e, infine, uno stato di sonno REM (una sigla che conoscete di sicuro: Rapid Eye Movement), cioè la fase «classica» del sogno e della meditazione profonda, nella quale vi è una elevata interazione tra i due emisferi cerebrali e la corteccia è percorsa da particolari onde lente, dette theta. Dopo un primo ciclo completo, il soggetto addormentato torna alla fase tre, sale a quella due, scivola ancora nella tre e poi nel REM. I cicli si ripetono tre o quattro volte per notte. Fine.

Bene, una ricerca italiana ha confermato che solo se il sognatore si sveglia dalla fase REM ricorderà l'ultimo sogno fatto appena prima del risveglio. Ma lo sapevamo già, diranno molti! Vero, questa non è una novità, ma la ricerca, coordinata dal prof. De Gennaro, dice molto di più e cioè:
1. Che questo è lo stesso meccanismo riscontrato per la cosiddetta memoria episodica durante lo stato di veglia.
In pratica, indipendentemente dal fatto che voi abbiate accumulato i ricordi in stato di veglia o in sogno, sono sempre le medesime aree e gli stessi meccanismi a consentire l'accesso ai ricordi episodici. Dice L. De Gennaro:

Quando si chiede a una persona di ricordare fatti e situazioni apprese nel corso della giornata la presenza di specifiche oscillazione elettriche con frequenza lenta nelle aree frontali rende possibile il ricordo di quell'episodio. Se questo non accade, la memoria dell'evento apparentemente sarà perduta per sempre.

2. Che il coinvolgimento del medesimo meccanismo sia nella memoria episodica sia nel ricordo del sogno spiega il fenomeno dell'anoneria, cioè la perdita di qualsiasi ricordo dei sogni dopo una lesione delle aree deputate alla memoria episodica. 
3. Che, in realtà, l'esperienza del sogno non è limitata alle fasi REM ma si riscontra anche nelle altre fasi del sonno; in questi casi il ricordo del sogno non è legato alla presenza di onde theta ma all'assenza di onde alpha, quelle tipiche della veglia. Non male, vero?


Altre notizie sui sogni ci vengono da uno studio secondo il quale i sogni sarebbero il modo in cui il cervello consolida nella memoria le esperienze recenti, nel breve termine migliorando la capacità di svolgere con efficienza specifici compiti e, nel lungo termine, integrando l'informazione in esse contenute nel nostro repertorio di comportamenti. Spiega Robert Stickgold, direttore della ricerca:

dopo cent'anni di dibattiti sulla funzione dei sogni, questo studio ci dice che essi sono il modo del cervello per elaborare, integrare e realmente comprendere le nuove informazioni. I sogni sono una chiara indicazione che il cervello che dorme sta lavorando sulle memorie su una pluralità di livelli, ivi comprese le vie che permetteranno di migliorare le prestazioni.

Secondo i ricercatori, il cervello che dorme sembra svolgere contemporaneamente due funzioni: 1. l'ippocampo elabora l'informazione che è rapidamente comprensibile, 2. le aree corticali superiori tentano di applicare la nuova informazione a compiti più complessi e astratti.

Il nostro cervello, a livello non conscio, lavora sulle cose che ritiene particolarmente importanti. Ogni giorno ci troviamo di fronte a una tremenda quantità di informazione e di nuove esperienze. Sembrerebbe che i nostri sogni pongano la domanda: Come posso usare questa informazione per plasmare la mia vita?



STORIE AL CONFINE TRA IL SOGNO E L'OBLIO

Ora basta con lezioni e notiziole. Tutti noi amiamo le storie (e forse ne scriviamo anche qualcuna), quindi occupiamoci di  che cosa raccontano narratori e sceneggiatori sulle amnesie, sugli stati dissociativi, le personalità multiple, i sogni.
Innanzitutto esaminiamo i temi tipici della narrativa fantastica (dato che non butto mai via niente, riprendo un breve testo che ho utilizzato molti anni fa, in un ciclo di incontri organizzati da CS Libri per gli studenti di una scuola superiore): 
 
1. Temi che riguardano la percezione che l'«io» ha del »mondo. Il loro denominatore comune è l'esplorazione dei confini tra materia e spirito, un'esperienza che riporta a stati alternativi alla veglia, come la follia, l'esperienza mistica, l'uso di droghe, il sogno, la primissima infanzia. Narrativamente questi stati vengono resi attraverso la metamorfosi, la confusione tra realtà e piano simbolico, la cancellazione dei confini tra soggetto e oggetto e tra soggetti diversi, la deformazione dello spazio e la sospensione del tempo, la vanificazione del rapporto causa-effetto.

2. Temi che riguardano l'interazione dell'«io» col mondo e con gli altri. Il primo fra tutti è quello della sessualità: nei racconti fantastici il desiderio sessuale è potente e incontrollabile, spesso diretto verso oggetti socialmente riprovati: sorelle, genitori, persone dello stesso sesso, religiosi. Altro tema potentissimo è quello della morte e della sua sconfitta (vampiri, fantasmi, lamie vivono tutti oltre la morte) e, collegato ai primi due, quello della violenza. Dracula l'immorto è creatura sensuale e trasgressiva per eccellenza.
Le tematiche e le modalità narrative fanno del fantastico un genere […] potenzialmente sovversivo. Un genere «guastatore», nato per minare le nostre certezze individuali, carico di una profonda valenza «politica» che consiste, paradossalmente, proprio nel mettere in discussione le nostre certezze biologiche, psichiche, etiche e sociali.

Il punto 2. non è del tutto pertinente, lo so… l'ho inserito per amor di completezza e per spezzare un'altra lancia a favore della narrativa fantastica, ma il punto 1. è esattamente ciò di cui abbiamo discusso finora, patologie comprese. In pratica, i buoni autori di fantastico pescano in maniera più o meno consapevole nelle alterazioni della percezione, nelle falle della memoria, nella rimozione dei ricordi e nella dissociazione del nostro Io più autentico dalle esperienze più dolorose. Non lo dichiarano apertamente, certo, non scrivono avvertenze di questo tipo: «ora vi racconterò il caso di un tizio con due personalità» o «attento lettore, ti spiegherò la sensazione che si prova a non riuscire più a distinguere tra sogno e realtà». Non preannunciano «adesso parleremo di una donna convinta di aver già vissuto la vita che sta vivendo mentre è semplicemente vittima di un deja vu». 
Non lo fanno perché sono narratori, non neurologi, non sono interessati a spiegare un'anomalia ma, semmai, a evocare ciò che di anomalo normalmente ci accade. Perché soltanto proiettandoci nell'anomalia ci indurranno a riflettere sulla nostra «normale», comune umanità.
Anche questa volta citerò degli esempi – non i più famosi, perché tutti li conoscono già, ma – per fare un esperimento – i primi che mi vengono in mente. Sicuramente questi miei ricordi, così familiari e rivisitati da presentarsi per primi, hanno una parte importante nel mio immaginario (e onestamente, pensando a ciò che scrivo di solito,  riconosco non il tema, ma almeno l'aura, il sapore di alcuni di loro).


AMNESIE 
Il tema del/la poveretto/a che si risveglia in una stanza sconosciuta, circondato/a da oggetti che non ricorda di aver visto prima e senza più ricordare il proprio nome è stato visitatissimo in ogni epoca.

Tanto per cambiare genere citerò per primo un noir di Cornell Woolrich, Sipario Nero. Letto da ragazzina, mi colpì per la vicenda intrigante: un uomo, colpito alla testa da un pezzo di cornicione, torna a casa trovandola vuota. Rintracciata la moglie, che ormai abita altrove, scopre di essere sparito tre anni prima e di non ricordare assolutamente nulla di ciò che ha vissuto nel frattempo. Alcuni immagini cominciano ad affiorare da quel nulla: un minaccioso uomo vestito di grigio, il volto di una ragazza… Pubblicato nel 1941, Black Curtain è un concentrato dei temi che serpeggiano in tutte le opere di Woolrich: amnesia, inconscio, paranoia. Il romanzo è stato trasposto per il cinema nel 1942 da Jack Hively come Street of chance e ispirò un episodio della serie televisiva L’ora di Hitchcock diretto da Sidney Pollack.

Un thriller sull'amnesia è anche  Il terzo giorno di Joseph Hayes, autore di racconti, romanzi e scenggiature. Da questo romanzo è stato anche tratto un film con George Peppard. Pubblicato da Longanesi negli anni Sessanta, purtroppo è rintracciabile soltanto in qualche biblioteca comunale o nei siti di collezionisti; in rete non esistono recensioni in proposito.

Nei romanzi e racconti di P. K Dick che ho citato nel post precedente il tema del ricordo si intreccia vividamente a quello dell'incapacità di ricordare e, finalmente, della presa di coscienza. In altri due romanzi la perdita del proprio mondo e/o del proprio passato è legata alla necessità di doverlo rievocare; il primo, che cito soltanto, è La città sostituita, il secondo è Ubik, splendida parabola sulla dissoluzione della realtà e del ricordo. Leggerlo è altamente raccomandabile anche se inquietante fino all'angoscia. Potrei scrivere di Ubik  per dieci pagine, ma preferisco rimandarvi a due ottime recensioni su Librinuovi out of print…   

Però il romanzo dickiano che considero più significativo e toccante è Un oscuro scrutare. Scritto nel 1977, si svolge in California in un futuro molto prossimo, che potrebbe essere proprio il nostro presente. Bob, il protagonista del romanzo, è un agente infiltrato sotto copertura dalla narcotici in un gruppo di sballati per individuare gli spacciatori di una droga che miete vittime fra i giovani. Le sue due identità si intrecciano in maniera tanto profonda da diventare  quasi due personalità ugualmente reali. I suoi contatti con le droghe divengono abitudini, condivide poco per volta la confusione mentale, i pensieri circolari  e sempre più inconcludenti – fino a giungere all'amnesia e alla confabulazione – dei compagni che ama e detesta quasi con la medesima intensità. La missione inghiotte poco per volta tutto ciò che il vero Bob avrebbe potuto essere ma non può più diventare. La progressiva disgregazione del suo pensiero è resa da Dick  con quella che considero una prova da vero scrittore (e un'intensità profondamente segnata da vicende autobiografiche). Personalmente ritengo A scanner darkly qualcosa di molto simile a un capolavoro ma, per onestà, vi avverto che alcuni autori amici miei non lo apprezzano quanto me, e ritengono lo stile di Dick non tre volte più abile ma due volte più sciatto. 
Dal romanzo è stato anche tratto il film omonimo con animazioni digitali diretto da  con Keanu Reeves diretto da R. Linklater. 



Un racconto bellissimo e terribile sulla progressiva perdita dei ricordi (indotta artificialmente e che colpisce l'intera umanità) è Fra le rovine della mia mente di P. J. Farmer (autore discontinuo ma grande): un'intera specie colpita dall'Alzheimer o dalla demenza senile, che perde ogni giorno un ben preciso periodo dei propri ricordi a partire dai più recenti ma che, a differenza di quei pazienti è ben consapevole di quanto sta accadendo e che ciò che oggi ancora ricorda sarà perso per sempre la mattina dopo. Letto su un vol. 26 della gloriosa vecchia serie di «Robot» è, dopo una ristampa nella BUR Rizzoli nell'antologia La grande avventura,  attualmente fuori  commercio.


Troppa gente nella mia testa… 

Per il Disturbo dissociativo di identità (DID) c'è il famoso e troppo discusso Sybil, il film omonimo e un testo estremamente intrigante che avevo promesso di citare. Si intitola Una stanza piena di gente e racconta il caso di John Milligan, affetto da DID con 24 personalità, «primo individuo nella storia degli Stati Uniti a essere dichiarato non colpevole di gravi crimini […] in quanto affetto da disturbo da personalità multipla».
Frutto di lunghi e continui incontri tra Milligan e l'autore del libro, Daniel Keyes, è una lettura impervia e avvincente alla quale mi sono avvicinata perché conoscevo l'autore: da ragazza avevo letto Fiori per Algernon, un racconto di fantascienza psicologica  che nel tempo mi ha dato molti spunti di riflessione sul tema delle disabilità mentali.  Spero, prima o poi, di scrivere una recensione all'altezza.

Infine mi viene in mente Lo specchio scuro, bel noir di Robert Siodmak con una grande Olivia de Havilland. In realtà si tratta di una citazione alla rovescia, ma il film è suggestivo, ambiguo e raffinato. 


Per la confabulazione fantastica devo assolutamente citare Occhi verdi di Lucius Shepard, un romanzo di fantascienza basato sulla possibilità riportare in vita individui defunti iniettando nei loro cervelli e negli altri tessuti corporei un particolare ceppo batterico. Questi «risorti», definiti Personalità Artificiali Indotte Battericamente, sopravvivono da qualche ora a qualche mese, esibendo personalità, capacità e ricordi molto diversi da quelli posseduti in vita; verso la fine i loro occhi acquistano un particolare bagliore verde. Al di là della vicenda (di cui sono protagonisti un risorto con eccezionali doti in campo medico e la dottoressa che lo ha in cura), ho trovato estremamente suggestivi i passati completamente inventati che i risvegliati si attribuiscono, vere e proprie confabulazioni fantastiche basate su frammenti di ricordi di ogni genere che il loro Io vacillante «cuce» insieme nel tentativo di ridiventare una persona completa. 
Con crescente perplessità (e paura) ho quindi letto le recensioni attualmente disponibili in rete – sia in italiano sia in lingua inglese – rendendomi conto che nessuna menziona questa peculiarità, a suo modo struggente, dei risorti. Che sia io a soffrire di confabulazione fantastica, fino a inventarmi, molti anni fa, tutta la faccenda, per poterla sfoggiare in un post che avrei scritto in un lontano futuro?

 
Anche sui sogni si potrebbero ricordare migliaia (milioni?) di titoli.
Uno dei più modesti, «ingenuo ma intrigante» come l'ha definito giustamente un blogger, è Sogno dentro sogno di John Hill che, ho letto, è uno degli pseudonimi di Dean Koontz. Credevo di non aver mai letto nulla di Koontz, autore che uno dei collaboratori della pria serie di LN-LibriNuovi (gloriosamente fotocopiata e rigorosamente per soci) definiva «un onesto panettiere» della narrativa. E invece…

A proposito di sogni, uno degli espedienti narrativi più odiosi e deludenti che ogni tanto ritrovo a chiudere racconti e perfino romanzi : 
 
Aprì gli occhi. Fuori il cielo azzurro occhieggiava fra i tetti (o gli alberi, o le nuvole). Il profumo del caffè gli giungeva dalla cucina, insieme ai rumori di ogni mattina. Era stato solo un terribile sogno»

È una cosa che mi manda in bestia e mi fa pensare tutto d'un fiato: 

Cosa? Terribile sogno? Mi hai trascinato attraverso descrizioni disgustose e/o enfatiche, morte e disperazione, passioni indicibili (che di solito infatti vengono dette malamente) ed era SOLO UN TERRIBILE SOGNO!? 
Ma va' a quel paese, ecco! 

ma sarà accaduto anche a voi di fare un sogno davvero terribile – di quelli che suscitano sensi di colpa, paure e inadeguatezza, timore che la vostra vita possa diventare irrevocabilmente molto più infelice. Non sareste furente nei confronti dell'autore che invoca un sogno del genere solo perché non sa più come concludere la sua «operina»?

5 commenti:

Romina Tamerici ha detto...

Un post davvero interessante e ricco, come sempre! C'è moltissimo su cui meditare.
Proprio in questo periodo sto scrivendo un testo che parla di argomenti molto collegati a questi e qui ho trovato tantissimi spunti utili. Grazie davvero!
I tuoi post sono sempre ricchissimi di informazioni e precisi. Ho trovato interessantissima la parte sui sogni!
Io ho scritto dei testi che si concludono con un risveglio, però da qualche tempo cerco di evitare questa strategia e, dopo questo tuo post, la eviterò ancora di più!

S_3ves ha detto...

Ciao Romina!
Grazie del commento. A costo di fare la figura dell'impicciona. sarei proprio contenta di poter leggere il testo che stai scrivendo… Ti ringrazio di aver ripreso la questione sogno-risveglio, perché temo di essere stata un po' lapidaria. In realtà il "risveglio" è un momento estremamente suggestivo in narrativa, il ritorno al reale, al quotidiano, dopo un viaggio in Altrove. Come strategia narrativa non è mai logora anche se l'avranno usata già ai tempi dei Sumeri! Mi dà fastidio solo quando viene usata in maniera "disonesta", come un trucco che alla fine nega la forza (se c'è) delle immagini precedenti. In particolare mi riferivo a un romanzo di cui mi sfugge l'autore (Usa), pubblicato (e molto incensato) da Einaudi stile libero una decina di anni fa; era un romanzo a tinte forti, con fantasie sado-maso e violenza, e per quanto io non mi tiri indietro mi aveva dato un po' fastidio. Dopo aver seguito con buona volontà per 150 pagine l'autore che più o meno ragionava così: "ti ho urtato? allora faccio di peggio! Fa un po' schifo eh? e io rilancio…", alla fine di una scenaccia greve mi sono beccata il trucchetto del sogno!. Avrei sbattutto contro il muro libro (devo averlo fatto perché non lo trovo più) e autore! ma c'è anche chi usa il risveglio in maniera egregia, tipo Cortazar...

Romina Tamerici ha detto...

Spero proprio che un giorno leggerai il mio testo e non sei affatto un'impicciona. Per il momento però ci sto lavorando e credo che mi servirà minimo un altro anno per arrivare a qualcosa da far leggere a terzi. Comunque porta pazienza, prima o poi arriverò!

Romina Tamerici ha detto...

P.S. Lo stratagemma del risveglio può essere usato bene o male, hai ragione! A volte stona proprio.

S_3ves ha detto...

Per il tuo testo: allora contami come primo lettore.
Per il sogno-riscveglio: visto che ho sollevato il problema mi impegno a segnalare il primo esempio ben riuscito che leggerò in futuro.