martedì 28 settembre 2010

virtuosismi ecologici solo per casalinghe/i?


Sto sfogliando un libretto dal titolo promettente: Come salvare il mondo in 200 piccole mosse (Robert Hamilton, pp.106, leggere editore, euro 10.00): due consigli ecologici per pagina, ognuno illustrato da una vignetta.
Magro e troppo caro, "l'agile libro" dispensa consigli che vanno dal sacrosanto (comprare detersivi alla spina consente di non sprecare contenitori di plastica), all'ovvio (chiudete il rubinetto mentre vi lavate i denti o mentre vi insaponate sotto la doccia), al melenso-impraticabile (piantate un albero per festeggiare la nascita di un bambino; e dove? nell'inesistente giardino condominiale? in aperta campagna, su terreni non vostri? in un bosco, proprio sulle radici di un altro albero?), al surreale (controllate che il collare antipulci del vostro cane sia fatto di materiali ecologici). Alcuni consigli si ripetono, altri sono difficili da mettere in pratica: ottimizzare le rotte aeree (non ripassare su cieli già visitati nel medesimo volo) consentirà anche di ridurre il tragitto da compiere e quindi le emissioni di anidride carbonica, ma come faccio a riconoscere "le compagnie che si attengono a questa filosofia"?
Le esortazioni che davvero mi irritano, però, son quelle del tipo: "niente è buono come i cibi fatti in casa", quindi producete in casa… letteralmente di tutto: pane, pasta, marmellate, birra, saponi, termicidi naturali, detersivi per pavimenti a base di aceto bianco, bicarbonato e alcol; inoltre scegliete con consapevolezza, leggendo attentamente tutte le etichette di ogni prodotto acquistato al supermercato, portate il polistirolo e le lampade a basso consumo energetico in centri di raccolta appositi, affidate il cambio di gomme dell'auto solo a gommisti che le ricicleranno ecologicamente e via favoleggiando.
Domanda: ma in una famiglia come la mia (due adulti che lavorano e una figlia che frequenta l'ultimo anno del liceo), chi si assumerà il compito di mettere in pratica tutti questi saggi consigli trascorrendo la mattinata a ispezionare i prodotti del supermercato, l'intervallo di pranzo a conferire alle apposite discariche i prodotti inquinanti che l'AMIAT non si sogna nemmeno di raccogliere in bidoni dedicati e raggiungibili, il pomeriggio a cucinare cibi deliziosi ed ecologici (beninteso spegnendo il forno un po' prima della cottura per non sciupare energia e sistemando i predetti cibi nel frigorifero solo dopo che si sono già raffreddati a temperatura ambiente) e il fine settimana a produrre in casa detersivi, saponi e birre e a pulire i tappeti con il bicarbonato di sodio invece che con gli odiati prodotti chimici?
Non voglio accusare Mr Hamilton di sessismo e ipotizzare che si tratti della solita donna di casa. Di certo l'autore avrà pensato a un generico umano di casa, maschio o femmina. Il problema è che noi, in famiglia, l'umano ce lo dobbiamo ancora procurare. Voglio proporre al coniuge e alla figlia di adottare, o meglio ancora di sposare, un umano casalingo di comprovata virtù al quale affidare la salvezza della nostra animaccia ecologica. Non so come potremo mantenerlo vista la perdita di potere d'acquisto degli stipendi mio e del coniuge. Speriamo che si accontenti.
A proposito, per acquisire questo ecoumano occorrerà celebrare un matrimonio collettivo, o basterà dichiarare una unione di fatto? E per gli assegni familiari, come faremo?

Scusate lo sfogo, anche a me piacerebbe essere ecovirtuosa, ma NON a prezzo del mio lavoro (e del mio stipendio)