domenica 28 giugno 2009

Com'era Ieri?


Fra qualche mese una mia novella verrà pubblicata nella collana N&D. di CS-libri. Si tratta di un'opera di alcuni anni fa, scritta in qualche mese appena (un tempo molto breve per i miei ritmi) e scritta soprattutto in un periodo particolare: l'infanzia di mia figlia.
Riprendere in mano Sarà ieri (questo è il titolo che scelsi allora e che non so ancora se manterrò) è un'esperienza davvero curiosa.
Prima di tutto c'è la rete della memoria, che si solleva da acque profonde e riporta a galla i ricordi di allora: i momenti nei quali scrivevo, la concentrazione, le ore, quasi soltanto della domenica e del dopocena, che mi ritagliavo per scrivere facendo a turno con mio marito per tenere compagnia alla bambina o per cucinare. Rileggo le frasi di un tempo e ri-vedo che le immagini che allora "vedevo" per la prima volta, mentre le scrivevo. Rileggo e vedo lo schermo del PC di allora, il mio primo portatile, e la luce bassa della lampada... Rileggo e mi ritrovo a letto, prima di dormire, a immaginare come la storia sarebbe andata avanti. Questa revisione è una sorprendente esperienza di archeologia mentale. ,
Poi c'è la curiosità di "leggere"; ero convinta di ricordare perfettamente Sarà ieri, scena per scena e quasi frase per frase, e invece no, mentre rileggo leggo anche per la prima volta. Colgo, ora, sfumature che non credevo di aver scritto, e che quindi in un certo senso non ho scritto. Ma ora le vedo con lo sguardo del lettore, perché il tempo ha lavato via la patina di già letto di quei mesi. Non saprò mai se certe sfumature di un personaggio erano intenzionali o sono aggiunte ora dalla mia diversità, maturazione o che so io. E infine, ci sono due sensazioni opposte; la prima è una serena consapevolezza di poter fare liberamente qualunque cambiamento ritenga opportuno: è roba mia! Per chi, come me, ha fatto - con piacere - l'editing a diversi testi scritti da altri si tratta di una sensazione esaltante; nessuna richiesta di chiarimenti, nessun "timido suggerimento" per non urtare la sensibilità altrui, nessuna paura di prevaricare l'autore: mi sono data completa carta bianca e vado tranquilla!
La seconda sensazione è la consapevolezza esattamente contraria: posso cambiare una frase, renderla più "pulita", più nitida. Ma non posso renderla più chiara, meno/più ambigua. Cambiando qualcosa probabilmente dovrei cambiare tutto, scrivere una cosa diversa. Il testo, mi pare, ha un suo equilibrio, qualunque variazione significativa genererebbe una novella diversa. Insomma non sono affatto più libera, soltanto meno oppressa dalla richiesta di autorizzazioni.
Un'emozione sorprendente è poi riscoprire il personaggio di Bianca, la figlia della protagonista. Bianca ha esattamente l'età attuale di mia figlia Morgana, compariva qua e là senza essere parte vera alla vicenda, piuttosto viveva nei pensieri della madre, come avviene nella realtà. Scoprirla a distanza di anni come possibile proiezione della bimba di allora è davvero strano. Non è mia figlia, né voleva esserlo allora... eppure c'è qualcosa, echi, ombre, aure...
Di Sarà ieri non posso dire altro, ma da questa rilettura mi aspetto sorprese.

Diceva uno scrittore, vedi caso letto proprio allora, mentre scrivevo Sarà ieri:
Scrivendo onestamente l'autore scopre di sapere più cose di quanto credeva
Cito la frase a memoria, sicuramente l'avrò trasformata a mio uso e consumo, ma sono convinta della sua verità.

giovedì 25 giugno 2009

Prove concrete di civismo

A qualcuno lo devo raccontare (oltre che a mia figlia)…
Ore 19.00. Mio marito e io chiudiamo la libreria accompagnati dal cielo grigio e da un brontolio di tuono. L'aria ha un sapore inconfondibile di pioggia imminente. Tempo di girare l'angolo, fare un paio di isolati e raggiungere la fermata dell'autobus e comincia a gocciolare. Ci stringiamo sotto un ombrellino pieghevole che minaccia di collassare. Goccioloni, ticchettii… Poi comincia quello che in buon piemontese si chiama "na slavandun" (grafia sicuramente sbagliata). Un paio di autobus si avvicinano, attesi con impazienza da noi e da una signorina rattrapita sotto un ombrelluzzo ancora più esiguo. La signorina è più fortunata e si imbuca nel secondo autobus, noi ci rassegniamo.
Si ferma una macchina, a bordo una coppia sconosciuta e dall'espressione gentile.
- Serve un passaggio?
Fissiamo i due a bocca aperta. Non è possibile. Chi vuoi che offra un passaggio a due tizi mai visti, sia pure (almeno temporaneamente) in versione mite e sfortunata?
L'invito viene ripetuto e accettato fra stupefatti ringraziamenti.
Il tempo di quattro chiacchiere civili, di scoprire che i signori erano già passati davanti alla fermata, scorgendo soltanto la signorina ed erano tornati indietro, impietositi, pensando alla figlia in analoghe circostanze, e siamo stati recapitati sotto casa, asciutti e sorridenti, dopo aver augurato alla civilissima coppia ogni bene e un'ottima serata in pizzeria dove hanno appuntamento con figlia e famiglia.
Un episodio piccolo ma prezioso, che ha migliorato la serata a tutti e tre (figlia nostra compresa), la sensazione di essere in debito con la sorte, la consapevolezza che saldare il debito richiederà "soltanto" un po' di attenzione a ciò che avviene attorno a noi e il piccolo sforzo di comunicare con uno o più sconosciuti.
E pensare che io detesto tutta la retorica buonista sui piccoli gesti!


sabato 20 giugno 2009

In difesa delle coincidenze


Coincidenza è una di quelle parole delle quali, di solito, si abusa soltanto. Secondo il dizionario De Mauro, il termine ha quattro significati:
1. il verificarsi simultaneo, specialmente casuale, di due fatti; sinonimi: concomitanza, contemporaneità, simultaneità, sincronismo;
2. corrispondenza, identità di opinioni, di idee, di vedute; sinonimi: accordo, corrispondenza, conformità, consonanza, convergenza, identità, omogeneità, uguaglianza, uniformità;
3. corrispondenza tra l'ora di arrivo di un mezzo di trasporto e l'ora di partenza di un altro; sinonimi: frasi di analogo significato;
4. identità o sovrapposizione specialmente di punti, linee o figure; sinonimi? In matematica praticamente NON esistono sinonimi!

L'estate scorsa, quando avevo letto soltanto le prime pagine del libro, una (sfortunatissima) coincidenza (in senso 1) ha sabotato l'incontro tra l'antologia di racconti Elogio della coincidenza dell'argentino Luiz Schwarcz e me, investendomi come un TIR e trascinandosi per mesi. Peccato, perché tra l'autore e la sottoscritta pare esistere, nel modo di percepire il mondo e concepire la scrittura, una quasi totale consonanza di vedute.
Nonostante la mia scarsa lucidità di allora, intuendo la convergenza di opinioni, ho proseguito ostinatamente a leggerlo. Ma, come quando il secondo treno giunge in ritardo, quando la scrittura di Schwarcz arrivava a segno, io ero già partita da un po'…
Ricordo di aver parlato in termini elogiativi dei racconti al mio consorte. Ma allora, né lui né io eravamo in vena...
Poi, il libro è andato smarrito. È sparito, si è nascosto, non lo so.
Fatto sta che, per una (felicissima) coincidenza l'ho ripescato l'altra notte, ore 0.45, mentre frugando nel mucchio che soggiorna sul mio comodino, cercavo un altro libro da leggere. Lui, era sempre stato lì. Rimpiattato. Ad aspettarmi, ostinatissimo, nonostante gli avessi dato buca troppe volte.
Forse si è trattato di serendipità, non di semplice coincidenza.
Coincidenza, destino... In fondo chi se ne frega? A me piace pensare che certi incontri devono avvenire e ringrazio la sorte che sia avvenuto così, in sordina - senza "coincidere" con altri guai e senza chiasso - appena sottolineato da un "Toh, guarda!"
"Ma che cosa devo farne di te?", mi sono chiesta subito dopo.
a) Ti ripongo nel mucchio.
b) Ti poso subito e tocco ferro, perché magari porti sgarro.
c) Ti sfoglio un po' così, di sguincio, giusto per riassaggiarti un po'...
d) Ammetto di avere un debito con te e faccio del mio meglio per saldarlo.
Così eccomi qui.
Elogio della coincidenza è una serie di sguardi lanciati dalla finestra. Un mazzo di fotografie trovate in un cassetto. Film visti da piccoli e vagamente ricordati, mescolati a sogni e a sogni di altri film. Libri letti, o almeno comprati col proposito di farlo. Case soltanto immaginate, leggendone sui volantini pubblicitari. Piccoli gesti di accoglienza fatti da qualcuno per clienti, probabilmente indifferenti, che resteranno sconosciuti. Piccole macchie che non vogliono andarsene dalla camicia bianca, una libro di memorie che non scriveremo mai.
Con il tempo le coincidenze andarono scomparendo dalla mia vita... Forse era divenuto impossibile dissimulare la predominanza di errori e non riuscivo più a credere alle scuse che accampavo per la mia mancanza di controllo della situazione.

Ormai sono certa che il mio (il nostro) controllo della situazione è soltanto un faticoso azionismo di minoranza. Ma è mio. E continuo a temere un po' le coincidenze, ma non questa, non questa lettura nata nel momento in cui mi sono sentita meno adeguata, eppure inevitabile e feconda.
Non ho ancora imparato a vivere alla giornata, ma mi sforzo di provarci, almeno ogni tanto. E sto all'erta: i debiti vanno onorati e alcune coincidenze non possono andare perdute.

Luiz Schwarcz
Elogio della coincidenza
Feltrinelli 2008, euro 10,00
Trad. R. Francavilla